Da un Outbound 44 a un Open 40: i preparativi di Peter Bourke per la GSC

©Peter Boruke

Lo skipper americano iscritto alla Global Solo Challenge (GSC), Peter Bourke, aveva inizialmente pensato di partecipare con la sua fidata barca ‘Rubicon’, ma tutto è cambiato pochi mesi dopo l’iscrizione all’evento.

‘Rubicon’ era un robusto cutter, un Outbound 44, preparato per le crociere a lunga distanza. Dato che Peter la conosceva così bene, avendo navigato per molte miglia nautiche nel corso di molti anni, inclusa una partecipazione alla OSTAR e una Bermuda 1-2, era sicuro che avrebbe potuto completare facilmente la circumnavigazione.

Ha poi valutato la quantità di lavoro che avrebbe richiesto per far sì che rispettasse il regolamento della GSC. Questo includeva l’installazione, piuttosto invasiva, di paratie stagne, cosa che avrebbe potuto rivelarsi complicata su una barca da crociera. Così Peter ha deciso che, piuttosto che utilizzare ‘Rubicon’, avrebbe cercato di comprare una barca che fosse stata concepita appositamente per le regate d’altura e che rispettasse già i requisiti principali del regolamento.

Optando per uno yacht già attrezzato per la sfida, Bourke ha dunque deciso di acquistare un Open 40 di seconda mano che ha ribattezzato ‘Imagine’, precedentemente ‘Anasazi Girl’. Nonostante fosse stato costruito da Finot-Conq e avesse completato due circumnavigazioni, tra cui la Around Alone Race 2003/4, ‘Imagine’ era tutt’altro che pronta per la GSC. Essendo rimasta fuori dall’acqua per diversi anni, era in cattive condizioni, in particolare l’albero di ricambio installato dal precedente proprietario dopo un disalberamento nell’Atlantico Meridionale.

Decidendo di non tirarsi indietro di fronte a questo compito arduo, Bourke ha intrapreso il lungo percorso di un completo refitting di questo bellissimo racer in carbonio. Dopo averne garantito che fosse sicuro navigarci per il trasferimento, ha portato ‘Imagine’ per 1.600 miglia nautiche da Trinidad a Charleston, South Carolina, per affrontare il refitting completo.

©Peter Bourke

 

Uno dei primi passaggi è stato quello di sostituire la vecchia randa e il fiocco, entrambi in pessime condizioni. I problemi con il sistema di ballast d’acqua emersi durante il trasferimento sono stati risolti sostituendo la vecchia pompa collegata al motore entrobordo con una pompa a corrente continua da 12 volt più affidabile. Ha dovuto anche effettuare una sostituzione completa del motore, con l’installazione di un sail drive e riverniciatura totale, seguite da numerose ispezioni.

Bourke ha installato sei pannelli solari in grado di produrre 690 watt di elettricità, integrati da un nuovo alternatore. Il sistema di accumulo dell’energia ha visto un miglioramento con l’installazione delle più recenti batterie al litio. Peter ha inoltre acquistato un idrogeneratore e sta considerando di installarlo sul pannello di poppa, sebbene sia ancora incerto se sia essenziale per lui, data la grande capacità del suo sistema di pannelli solari.

La scelta di sistemi di Peter si differenzia da molti degli altri partecipanti. Secondo lui, l’alimentazione solare delle nuove batterie al litio all’avanguardia integrata dall’energia prodotta dall’alternatore del motore, sarà sufficiente a produrre l’energia per tutti gli strumenti elettronici.

Tra gli ulteriori aggiornamenti ci sono nuovi strumenti NKE compatibili con un potente Linear Drive della Raymarine, un dissalatore e la sostituzione dei lucernari in perspex nella tuga e capottina rigida. Si affiderà a un semplice ‘Jet Boil’ per riscaldare l’acqua, per reidratare i cibi liofilizzati che lo sosterranno e per preparare bevande calde.

©Peter Bourke

 

Una sfida degna di nota è stata il rifacimento dell’albero. Il precedente proprietario aveva sostituito l’albero originale con una versione più corta, cercando di compensare questo cambiamento allungando il boma. Sebbene questo adattamento abbia preservato la superficie velica totale, ha creato problemi quando si è trattato di ordinare nuove vele. Tuttavia, dato che un Open 40 come ‘Imagine’ passa gran parte del suo tempo con almeno una mano di terzaroli, Bourke non prevede che questo armo influenzerà significativamente la sua velocità o il comportamento della barca in navigazione.

Come molti altri partecipanti con barche da regata, Bourke ha deciso di fare affidamento su un pilota automatico elettrico, escludendo l’idea di un timone a vento, possibilmente influenzato anche da un incidente durante la OSTAR in cui ha perso la pala del timone a vento.

L’importante refit intrapreso finora, che ha superato sia il budget che la tempistica previsti, ha sollevato dubbi sul fatto che, in fin dei conti, non sarebbe stata una scelta più prudente preparare ‘Rubicon’ per rispettare le normative del GSC. Nonostante ciò, la camaraderia con il navigatore Tim Kent, un residente di Charleston che ha completato una circumnavigazione in una precedente Around Alone, ha fornito un supporto essenziale, incoraggiamento e consigli.

Mentre Bourke attende l’arrivo del suo nuovo set di vele, sta completando la sua lista di cose da fare e pianificando le prove in mare, un viaggio alle Bermuda e una navigazione di qualificazione di 2.000 miglia verso La Coruña, in Spagna. Le vele che Peter avrà con sé saranno una Randa, una Trinchetta, una Tormentina, un Code Zero e asimmetrici A2, A3 e A4.

È determinato a raggiungere A Coruña entro la fine dell’estate, lasciando tempo, prima della partenza il 28 ottobre, per un viaggio in Inghilterra per un corso di formazione medica, preparativi dell’ultimo minuto e, si spera, qualche festa spagnola.

Sebbene Bourke abbia completato numerosi corsi di primo soccorso e assistenza medica nel corso della sua vita, spera che il prossimo corso in Inghilterra sarà più pertinente alla sua situazione, a differenza del suo corso americano che consigliava di chiamare i servizi di emergenza in caso di un’emergenza, un consiglio di scarso aiuto quando ci si trova nel mezzo dell’Oceano australe.