Quanto tempo ci vuole perchè un principiante diventi un velista da giro del mondo?

Uno dei pionieri nel campo delle circumnavigazioni in solitaria è Sir Charles (Chay) Blyth.

Fino al 1968, la sola esperienza marinara di Blyth era stata quella di vogatore su lunga distanza, quando con John Ridgway attraversò l’Atlantico a remi.

Si iscrisse alla Sunday Times Golden Globe Race di quell’anno senza la minima esperienza di vela. Il giornalista Peter Nichols scrisse infatti: “Poche persone, di quelle che escono per un giretto a vela pomeridiano, salpano con meno preparazione di quella che Chay Blyth aveva quando è partito da solo per il giro del mondo.” Si dice anche che Blyth abbia seguito alcuni amici in barca nella prima parte della regata, in modo da poterli copiare!

Blyth navigava su uno yacht di 30′ di nome Dytiscus III, e a dispetto dell’inesperienza e della scarsa conoscenza di vela riuscì incredibilmente a passare il Capo di Buona Speranza. In seguito, in una tempesta di forza 10-11, la barca in vetroresina a doppia chiglia è stata messa a dura prova e l’autopilota si è guastato.

Lo yacht si è anche sdraiato tre volte prima che Blyth decidesse di ritirarsi.

Col senno di poi, la barca che ha usato era del tutto inadatta per un viaggio del genere.

Nel 1971, con solo tre anni di vela alle spalle, Blyth divenne il primo uomo a circumnavigare il mondo in solitaria, senza scalo, verso ovest – in senso contrario rispetto ai venti prevalenti.

 

Per contro, tutti i partecipanti alla Global Solo Challenge (GSC) hanno una notevole esperienza di navigazione, con un numero di miglia percorse da ciascuno skipper nell’ordine delle decine – se non centinaia – di migliaia.

Gli organizzatori hanno impostato uno schema dei requisiti minimi delle barche utilizzate e possono assistere e mettere in guardia gli iscritti, ma alla fine sta ai singoli skipper stabilire se le loro barche e soprattutto loro stessi sono all’altezza dell’impresa.

Per assicurarsi che gli skipper siano consapevoli delle proprie capacità e dell’affidabilità della barca e delle attrezzature, gli organizzatori hanno stabilito la condizione che ogni skipper abbia navigato – con la barca con cui intende partecipare – almeno 2000 miglia in solitaria e senza scalo, prima di poter accedere alla linea di partenza.

Dafydd Hughes

 

Ho parlato con molti dei partecipanti, e sono tutti d’accordo sulla necessità di una conoscenza approfondita dell’imbarcazione e un accurata prova in mare, per essere sicuri del funzionamento di ogni singolo componente e di tutte le attrezzature dei loro yacht.

Inoltre alcuni di loro hanno dichiarato di aver rimandato le decisioni finali su alcuni aspetti dei loro sistemi al termine del completamento delle duemila miglia.

Questa qualificazione è già di per sé una sfida eccezionale e gli iscritti la riconoscono come una parte fondamentale della loro preparazione. Alcuni stanno pianificando viaggi per testare loro stessi e le loro barche in diverse condizioni, altri partecipano a regate a lungo raggio.

Tra queste ce n’è una in particolare organizzata da uno dei partner della GSC, il Royal Western Yacht Club. Il percorso è simile a quello della Vendée Arctique, ma in questo caso il giro intorno all’Islanda parte e termina a Plymouth, Inghilterra. E’ una corsa impegnativa in cui mettere alla prova i candidati, le loro barche e il loro equipaggiamento. Questa regata, anche se non obbligatoria, è caldamente raccomandata dagli organizzatori della GSC.

 

Uno dei concorrenti della GSC, Pavlin Nadvorni, ha riscontrato alcune difficoltà nel preparare la traversata di qualificazione: il suo programma originale era quello di percorrere le miglia richieste nel Mar Nero in varie condizioni climatiche. (Egli sottolinea che “è un luogo tosto per navigare, c’è una ragione se è chiamato Mar Nero”). Tuttavia la recente guerra in quella regione ha fatto sorgere dei dubbi sulla fattibilità di questo progetto. Quindi gli tocca aspettare e vedere, in alternativa sta considerando la possibilità di navigare in Mediterraneo.

Pavlin Nadvorni

 

Un paradosso è che Chay Blyth, riconosciuto come un coraggioso pioniere e un campione della vela in solitaria, non sarebbe stato preso in considerazione se avesse cercato di iscriversi alla Global Solo Challenge con la barca che aveva usato e senza la dovuta esperienza.