Di per sé attraversare l’equatore non è difficile, gli alisei costanti rendono la situazione molto piacevole. La tradizione vuole che venga offerta una bevanda alcolica a Nettuno per assicurarsi un viaggio sicuro. Il rito del passaggio celebra sia le barche che i marinai che attraversano per la prima volta “la linea”. Ci sono molte usanze diverse tramandate nei secoli, compresa quella di una cerimonia in cui un membro anziano dell’equipaggio si traveste da Nettuno e gli altri indossano vesti colorate. I neofiti vengono poi “battezzati” secondo varie modalità. Rituali alternativi prevedono solo un tributo a Nettuno, versando un drink o lasciando un omaggio nell’Oceano nel momento del passaggio dell’equatore.
In un giro del mondo in solitaria, senza scalo e che passi per i tre capi, pianificare le provviste considerando i bisogni nutrizionali per un viaggio che può durare mesi richiede molta attenzione.

Tuttavia, oltre ai rifornimenti quotidiani, i velisti che partecipano ad eventi come la Global Solo Challenge sono soliti portare con sé qualche prelibatezza per celebrare le tappe più significative del viaggio.
Una di queste pietre miliari è senza dubbio l’attraversamento dell’equatore. Un rito di passaggio che tutti i navigatori celebrano da secoli. Il momento è molto importante – l’ora del passaggio verrà segnata sul diario di bordo: latitudine 00°00.000′, oltre la quale gli skipper della Global Solo Challenge passeranno, nel loro viaggio di andata, dal nord al sud.
Poco prima di raggiungere la latitudine 0°, costoro dovranno fare attenzione all’Arcipelago di San Pietro e San Paolo, un gruppo di piccole isole e di scogli, a 0°55’N e 029°20’W, che possono trovarsi vicino a loro a seconda di dove ogni skipper abbia deciso di attraversare il Doldrums.

Il cambio di emisfero significa lasciarsi alle spalle il Nord Atlantico e navigare nelle profondità del Sud Atlantico. In un primo momento i velisti potranno ancora contare sugli alisei costanti. Il favore dei venti che nel Nord Atlantico provenivano da nord-est non durerà a lungo, anzi saranno costretti ad abbattere a sud-ovest verso l’arcipelago Fernando de Noronha tra venti in prevalenza da sud-est. La zona degli alisei presto lascia spazio al clima dell’aperto Sud Atlantico. I navigatori dovranno studiare le previsioni e il movimento degli anticicloni con i loro venti leggeri che soffiano in senso antiorario e dei sistemi di bassa pressione con i loro venti orari. L’alta pressione di Sant’Elena, che rispecchia quella delle Azzorre o delle Bermuda nel Nord Atlantico, è il primo grande sistema meteo con cui si avrà a che fare. A sud di questa alta pressione gli skipper si troveranno nel carosello di sistemi di bassa pressione in prevalenza diretti verso est.

La longitudine a cui si attraverserà l’equatore dipende dalla strategia adottata per superare la ITCZ o il Doldrums. La fascia dei venti instabili e delle improvvise tempeste è proprio a pochi gradi a nord dell’equatore, a seconda del periodo dell’anno. Nella vela moderna, grazie alle immagini satellitari e alle previsioni meteo, gli skipper puntano ad attraversare il Doldrums nel suo punto più stretto che di solito, ma può variare, si trova a circa 27°W. Una volta superato il Doldrums la rotta naturale condurrà la Global Solo Challenge vicino all’estremità nordorientale del Brasile prima che la rotazione degli alisei consenta una rotta verso sud.

E’ troppo presto per “virare a sinistra” verso Capo di Buona Speranza e gli skipper dovranno continuare a puntare a sud e superare Sant’Elena per essere sicuri di non essere inghiottiti nella vasta area di venti leggeri in cui una barca può restare intrappolata per giorni.
Foto in primo piano: Marco Nannini e Paul Peggs attraversano l’equatore nella tappa 1 della Global Ocean Race 2011/2012