©GlobalSoloChallenge
Dafydd Hughes, l’unico skipper gallese iscritto alla Global Solo Challenge, si appresta a intraprendere il suo giro del mondo a bordo di Bendigedig, uno Sparkman e Stephens 34 (S&S 34), imbarcazione icona di tante avventure in solitario. Con il suo sorriso contagioso, Dafydd ha raccolto un vasto gruppo di sostenitori che lo seguono con entusiasmo e fanno il tifo per lui nel suo audace progetto. Guidato dal suo motto “Sogna, impegnati, conquista”, la sua passione emerge chiaramente nella dedizione con cui ha restaurato Bendigedig, una barca rimasta dimenticata in un fienile per anni.
“Il senso di intraprendere una circumnavigazione è nel viaggio da percorrere, non solo nella meta. Completare l’intero giro del mondo sarebbe senza dubbio un bonus notevole, ma la considererei un’avventura straordinaria anche se navigassi solo per la metà o tre quarti del percorso. Arrivare già pronti sulla linea di partenza presenta una serie di sfide notevoli ed è parte fondamentale del progetto.”
Quando è stata annunciata la presentazione della GSC, Dafydd non ha avuto dubbi e ha deciso di iscriversi e inseguire questo sogno. Tuttavia, era consapevole che avrebbe dovuto trovare la barca giusta. “È come se fosse stata la barca a scegliere me. Con un budget ben definito, stavo cercando una barca di circa 34-35 piedi. Poi, un giorno, un amico mi contatta dicendo di aver trovato la barca ideale per me.”
©Dafydd Hughes
Dafydd ha acquistato uno Sparkman e Stephens 34 del 1971, costruito dal cantiere navale Aquafibre, che ha ribattezzato Bendigedig. “La mia Bendigedig è un’imbarcazione incredibilmente marina ed è fantastica quando naviga di bolina. Anche se la sua carena è affusolata e a volte rolla, è sorprendentemente solida. Quando mi cade una chiave inglese, il suono è ovattato, come se stesse colpendo del cemento. Ora la mia barca è pronta per un nuovo viaggio, e sono felice di averle dato una seconda vita.”
L’S&S 34 è un capolavoro di design e versatilità che ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo della nautica. Questo monoscafo in fibra di vetro, ideato per crociere e regate dal celebre architetto navale Olin Stephens di Sparkman e Stephens, fu commissionato originariamente dal velista britannico Michael Winfield. Nato dall’evoluzione del prototipo in legno di 11 metri, il Morningtown, ideato sempre da Winfield, questo modello è divenuto ciò che oggi conosciamo come S&S 34. Nel 1968 è riconosciuta come una classe, riscuotendo immediato successo nel panorama delle regate. Furono creati due stampi per la sua produzione: il primo andò al cantiere britannico Winfield & Partners/Acquafibre, mentre il secondo giunse in Australia nel rinomato cantiere di Perth, Swarbrick e Swarbrick. Dalla sua nascita, circa 200 unità sono state prodotte e hanno navigato in tutti i mari del mondo. La sua fama è cresciuta ulteriormente quando Sir Edward Heath acquistò il primo S&S 34, chiamato Morning Cloud. Questa imbarcazione trionfò alla Sydney – Hobart del 1969 e conseguì una vittoria di classe al Fastnet Race. Gli S&S 34 hanno poi dominato la regata Sydney-Hobart dal 1969 al 1974, aggiudicandosi diverse altre vittorie di rilievo.
La barca presenta una chiglia a pinna e un timone protetto da skeg, assicurando una navigazione stabile e armoniosa. È uno sloop con armo intero, in testa d’albero, garantendo eccellenti performance in diverse condizioni meteorologiche. La lunghezza fuori tutto è di poco più di 10 metri e al galleggiamento è di circa 7,36 metri, una dimensione notevole per il periodo in cui fu progettata, ed è fondamentale per apprezzarne le potenzialità in termini di velocità.

Oltre alle sue specifiche tecniche, l’S&S 34 è diventato un vero simbolo dello spirito avventuroso. Questa barca è stata scelta per numerose circumnavigazioni in solitaria. Tra i nomi di spicco troviamo Jon Sanders, David Dicks e Jesse Martin. Proprio Jesse Martin, a soli 17 anni, ha stabilito un record a bordo del suo S&S 34, il Lionheart, circumnavigando il mondo senza soste e assistenza, prendendo il testimone dalle gesta di David Dicks. La prodezza di Jessica Watson, che a 16 anni ha intrapreso un viaggio memorabile sull’S&S 34, ha ulteriormente consolidato il mito di questa barca. Jamie Dunross, pur essendo tetraplegico, ha compiuto una circumnavigazione dell’Australia sempre a bordo di un S&S 34. L’S&S 34, dunque, non è una semplice imbarcazione ma un’icona: ha stabilito e infranto record, è stata la scelta prediletta di molti marinai ed ha affrontato alcune dei mari più complessi, rivelando sempre le sue qualità eccellenti.
Per quanto riguarda Dafydd, il nome della sua barca, Bendigedig, riveste un significato profondo. “In lingua gallese, ‘Bendigedig’ può essere tradotto come ‘fantastico’, ‘benedetto’ o ‘bellissimo’. A seconda delle circostanze, una delle traduzioni risuona più delle altre nel mio cuore. Non era il nome originale dell’imbarcazione, ma ho scelto di cambiarlo. Non sono superstizioso. Il nuovo nome, colmo di significati, mi pare si accordi in maniera ideale con la barca e con l’avventura che ci attende.”
La barca di Dafydd racconta la storia di una trasformazione unica, da un semplice guscio a un giro del mondo. “Quando l’ho vista per la prima volta, la barca aveva solo carena e ponte. Non c’erano né albero, né vele – era completamente spoglia. Sono partito da un foglio bianco e, per molti aspetti, era l’ideale. Invece di acquistare una barca già attrezzata per la GSC e poi doverla modificare, ho iniziato direttamente da zero. È stato vantaggioso, ad esempio, in termini di istallazione delle paratie stagne. Se avessi scelto una barca in condizioni perfette, avrei magari dovuto rimuovere alcuni dei suoi componenti già esistenti.”

Partendo dalla prua, Dafydd ha realizzato molteplici interventi. Uno di questi è stato l’aggiunta di un bompresso, fondamentale per l’installazione di un code zero. Questo componente non è fisso, permettendo a Dafydd di regolarlo a seconda delle esigenze. Ha anche riposizionato l’oblo sul ponte a prua, una mossa strategica per la praticità e la sicurezza. Questo permette un’entrata dal ponte proprio nella sezione tra la prima e la seconda paratia stagna. Grazie a questo cambiamento, l’accesso alla zona di prua è ora più diretto.
Ulteriori miglioramenti hanno incluso l’aggiunta di uno strallo interno e di un roof rigido in polimero, posizionato sopra la tuga. Per creare questa cappottina, Dafydd ha prima realizzato uno stampo e infine il pezzo finito che è stato poi saldamente fissato alla barca usando una speciale epossidica. Per quanto riguarda il pozzetto, lo ha rinnovato rimuovendo i sedili e creando un layout più snello ed efficiente.

La barca di Dafydd è dotata di un nuovo albero in alluminio di Z Spars. In termini di vele, ha una selezione diversificata progettata per ottenere le migliori prestazioni in diverse condizioni. “Quando ho iniziato il refitting della barca, ho consultato John Highcock di Saturn Sails in Scozia per sviluppare un piano velico. Dopo approfondite discussioni, abbiamo finalizzato un design efficiente. Ho un fiocco e una trinchetta. Inoltre, alla fine dello strallo sul bompresso, ho montato un code zero. Per maggiore adattabilità, la mia randa ha tre mani di terzaroli. Per affrontare al meglio tutte le condizioni meteorologiche che mi si presenteranno, ho dotato la barca anche di una randa di cappa e di una tormentina.”
Dafydd si affida a vari sistemi di autopiloti. Il suo principale è un SIMRAD D15, integrato con un B&G H5000 e collegato direttamente all’albero del timone. Ha anche un autopilota elettrico di riserva nel pozzetto, prodotto da Scanmar International, che si collega alla barra del timone, e ha un ulteriore dispositivo di questo tipo come backup. Scherzosamente, come molti marinai, Dafydd ha l’abitudine di dare dei nomignoli alle sue attrezzature. “Il mio pilota principale si chiama “Mr. Brightside”, in omaggio alla nota canzone dei The Killers e poiché è ‘un killer’, eccezionale nella navigazione. Il pilota di riserva, invece, l’ho soprannominato “Mr. Chicken”, per i suoni che emette, simili a quelli di un pollo.”

Per gestire l’energia a bordo, “utilizzo una turbina eolica. Inoltre, ho equipaggiato la barca con pannelli solari; uno fisso e l’altro portatile. Il pannello solare portatile, Next Wind, ha una notevole capacità di 200 watt e lo utilizzo quando il sole è particolarmente forte. Posso posizionarlo in vari punti nel pozzetto e regolarne l’orientamento per massimizzarne l’efficienza. Accanto a queste fonti di energia rinnovabile, mi affido anche al motore di bordo per generare elettricità. Per cucinare, non uso bombole di gas. Ho scelto il Primus, un fornello compatto simile al Jetboil, ma alimentato a propano.”
Dafydd ha curato personalmente gran parte del refitting, ma esprime profonda gratitudine per gli amici e gli sponsor che lo hanno accompagnato durante questo cantiere, durato 14 mesi. “Quando ho preso la barca, il mio amico Jonathan mi ha offerto un posto dove poter lavorare e anche l’uso dei suoi attrezzi. Di tanto in tanto, si univa a me dandomi una mano. Ho avuto la fortuna di poter contare su Will Best, un amico che lavora per Diverse Performance Systems, che si è occupato di tutta la parte elettronica. Durante i 14 mesi di ristrutturazione, mi sono concesso pochissimi momenti di pausa. Ora, guardando indietro, posso dire di essere estremamente contento del risultato ottenuto e non vedo l’ora di passare al capitolo successivo.”
Lo skipper gallese ha ridato nuova vita a Bendigedig, consolidando un profondo legame con la sua barca. “Per me, Bendigedig non è solo un oggetto. È come un amico fidato. Come mi piace dire, se io mi prendo cura della mia barca, lei si prenderà cura di me. È la mia casa, il luogo in cui trovo rifugio; infatti, attualmente ancorato a A Coruña, vivo a bordo. Ci stiamo davvero preparando per un lungo viaggio insieme. La cosa meravigliosa è che, avendo seguito ogni fase del refitting, ne conosco ogni singolo dettaglio. So dove ogni cavo è posizionato, conosco ogni componente e ogni centimetro di questa barca. Questo legame speciale che ho con la mia barca può essere paragonato a quello tra un genitore e un figlio: pur essendo diverso, è intensamente sentito e profondo.”

Dafydd ha già completato un giro del mondo in equipaggio, come capo turno, alla Clipper Round the World nel 2007/08 a bordo del Glasgow, assicurandosi un terzo posto. Ora, però, si appresta a ripercorrere quelle stesse miglia in solitario. La solitudine impone un diverso approccio alla gestione del sonno, ed è su questo tema che Dafydd ha voluto condividere la sua esperienza nel tratto tra Galles e Spagna. “Nel corso di questa traversata, il sonno era un elemento cruciale. All’inizio optavo per sonnellini di soli 20 minuti, svegliandomi con una sveglia. La mia priorità era dormire di notte, rimanendo attivo di giorno. Ma, se durante il giorno ero troppo stanco, mi concedevo qualche breve pausa. Avanzando verso sud, distanziandomi dalle rotte trafficate e dalle zone costiere, ho esteso i miei intervalli di sonno a 30 minuti. Fortunatamente, ho perfezionato l’abilità di passare rapidamente dalla veglia al sonno, il che mi ha aiutato molto. Al momento del mio arrivo a La Coruña, non ero troppo esausto. Mantenere una routine è fondamentale; naturalmente, il corpo tende a riposarsi quando è buio e ho cercato di allinearmi a quel ritmo il più possibile.”
Per la sua cambusa, lo skipper gallese ha selezionato dei cibi energetici e nutrienti, con qualche dolce tradizionale. “Ho scartato l’opzione dei piatti liofilizzati per una questione di budget e ho trovato delle valide alternative. Ho fatto scorta di frutta secca, come datteri e noci. Per colazione, di solito mangio muesli con latte in polvere, dolcificato con un cucchiaio o due di miele. Ho una riserva di noodles che posso personalizzare con vari ingredienti come curry in polvere, uova e formaggio in polvere. Per dare più sapore ai piatti, ho preparato una selezione di olii aromatizzati con erbe, peperoncino e aglio. L’olio extravergine d’oliva è ottimo per la salute ed è una fonte importante di calorie, con circa 9.000 calorie per litro.
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Qualche mese fa ho lanciato un appello sulla mia pagina Facebook, chiedendo se qualcuno fosse disponibile a farmi una fruit cake, torta di frutta candita. Sono rimasto stupito quando ne ho ricevute ben cinque! Oltre a quelle, ho anche delle flapjacks, gustose barrette d’avena, preparate mixando avena con miele, sciroppo, zucchero e burro. Per garantire una conservazione ottimale e una pratica gestione a bordo, ho diviso le torte in singole porzioni e le ho confezionate sottovuoto con un apparecchio che Joanna, la mia compagna, mi ha regalato. Così, sono sicuro che il cibo durerà il più a lungo possibile.”
Guardando le foto di Dafydd sui social, il suo sorriso è un elemento costante. Sarà questo spirito positivo a sostenerlo durante il viaggio? “Da sempre sono incline all’ottimismo, preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. Quel sorriso che spesso si vede nelle mie foto è veramente il riflesso del mio modo di vedere la vita. Per questa avventura, ho tre obiettivi principali: in primo luogo, completare il percorso; in secondo luogo, godermi davvero l’esperienza; e infine, forse, ispirare qualcun altro a intraprendere un viaggio simile.
Per me, è essenziale trovare la gioia nel viaggio. Altrimenti il rischio è di essere talmente concentrati sulla sfida da non apprezzare la bellezza dell’esperienza. Mi impegno ogni giorno a dedicare un momento, sia per ammirare le stelle che per contemplare le onde, e semplicemente riflettere e apprezzare ogni singolo momento di questa avventura. È così che riesco a mantenere il mio sorriso, immergendomi nelle meraviglie che mi circondano.”
Dafydd e Bendigedig, ormai quasi pronti a partire sabato 26 agosto, lanciano un messaggio carico di positività e di speranza. “Le persone spesso guardano ciò che sto facendo e dicono: ‘Vorrei avere la tua forza e la tua passione’. Ma io penso che, se posso farlo io, chiunque può riuscirci. Non sono speciale; sono solo una persona normale, che cerca di fare qualcosa di straordinario. L’unica differenza è che ho fatto il primo passo. Importante è osare. Condividendo il mio viaggio, spero che altri si ispirino a inseguire i propri sogni, indipendentemente da quanto siano grandi o piccoli.”
