©KevinLePoidevin
Kevin Le Poidevin unico skipper australiano iscritto alla Global Solo Challenge, classe 1961, è un navigatore dalle mille competenze e capacità. Trent’un anni di vita militare gli hanno permesso di sviluppare non solo l’efficienza, l’abilità e le conoscenze in mille ambiti ma anche delle grandi qualità umane e un cuore d’oro. Quando ha dovuto scegliere il nome per il suo team ha deciso di chiamarlo “Aviator Ocean Racing” ricordando che un suo Capo nell’aeronautica militare diceva “siamo tutti aviatori”, non solo i piloti ma anche i meccanici, i cuochi e tutti i militari della base.
“Il mio team è composta da me, dalla mia famiglia e dai miei sostenitori. Alla fine, sono io a svolgere gran parte del lavoro, non mi spaventa l’impegno e posso lavorare anche venti ore al giorno, se necessario. Ho curato tutti gli aspetti del progetto viste le mie competenze pregresse: progettazione, manutenzione, logistica, approvvigionamento, contratti, pubblicità, social media, montaggio video, operatore di drone, redazione di articoli, fotografia, elettricità, meccanica, attrezzatura e riparazioni in composito… Ah sì, e anche vela.” Il suo racconto è fluido, lo si ascolterebbe per ore e lo arricchisce sempre con una battuta ironica che dona leggerezza e rivela uno spirito profondo ma gioioso.
Naturalmente nel suo team Kevin include anche la sua barca, soprannominata scherzosamente “The beast” quando diventa troppo impegnativa da condurre. In realtà, il Lutra BOC Open 40 di Kevin si chiama “Roaring Forty” e il navigatore l’ha acquistata già nel 2017. Voleva realizzare un progetto ambizioso, ma i suoi piani sono stati sconvolti da eventi imprevisti, in particolare dal Covid. “Il mio programma di navigazione in origine avrebbe dovuto svolgersi in sette anni ma è stato stravolto a causa della pandemia. Ora il mio primo e grande obiettivo è la GSC, ho sempre sognato di fare un giro del mondo. In seguito, riporterò la barca in Australia via mare e farò un altro refitting per partecipare alla Rolex Sydney Hobart, poi alla regata Melbourne-Osaka del 2025, seguita dal tentativo di battere il record del giro d’Australia. Alla fine, o sarò completamente distrutto o “al verde””, conclude scherzosamente.

Il nome della sua barca, Roaring Forty, i quaranta ruggenti, ben si adatta allo spirito del navigatore autraliano. “Mi vedo come un semplice custode che sta aggiungendo un nuovo capitolo alla storia di Roaring Forty. In futuro, la lascerò ad un altro navigatore. In Australia ho un Sigma 36 che ho chiamato “Rogue Wave”, onda anomala. Mi piace il legame tra questi due nomi, entrambi evocativi del mare e del vento.”
In quanto alla tipologia d’imbarcazione, Roaring Forty è un Open 40, una sorta di predecessore dei Class40, ma che presenta caratteristiche distintive al di fuori della box rule: ad esempio, lo scafo può essere costruito con qualsiasi materiale, come la fibra di carbonio, a differenza dei Class 40 che devono essere realizzati in vetroresina. Roaring Forty ha ballast con una capacità di 1000 litri per lato, mentre i Class 40 sono limitati a 750 litri.
I lavori di refit di Roaring Forty sono iniziati nel 2018, ben prima che Kevin decidesse di partecipare alla GSC. Inizialmente, Le Poidevin aveva avviato il refit presso il cantiere Roompot Yacht Service nei Paesi Bassi, dove diversi componenti della barca, dal motore ai ballast avevano passato un’attenta revisione e dove avevano sostituito il sartiame fisso.
“Quando ho acquistato la barca, aveva un rigging in PBO. Sebbene le sartie in tessile siano leggere, sono vulnerabili ai raggi UV e all’umidità. Inoltre, non danno segni premonitori di rottura e richiedono un monitoraggio costante. Il precedente proprietario aveva fatto un giro del mondo, ma arrivato a Città del Capo, aveva dovuto sostituire due sartie. Di conseguenza, ho optato per cambiare tutto il sartiame con sartie in tondino: più affidabili, collaudate e immuni all’usura da attrito. Un ulteriore vantaggio, non negligibile, è la convenienza dal punto di vista economico.”

Nei Paesi Bassi una parte del cantiere si era orientato anche sull’elettronica, le batterie, gli idrogeneratori e sulla carena che era stata portata a zero prima di applicare nuovi strati di antivegetativa. Purtroppo, i lavori si erano interrotti per quasi due anni.
“Presa la decisione di partecipare alla Global Solo Challenge con partenza da A Coruña, ho scelto di trasferire anticipatamente la barca in Spagna per completare alcuni lavori presso il Marina Coruña Varadero. Nel refit in Spagna mi sono focalizzato sulla revisione dell’albero e dell’attrezzatura, su alcune riparazioni in composito e sulla verniciatura di parti del ponte con una colore fluorescente, come richiesto dal regolamento della GSC. Per i ballast, ho installato le valvole SofoScoop, che semplificano i sistemi di tubature, di riempimento e svuotamento e riducono il peso a bordo.”
La campagna di Kevin e Aviator Ocean Racing per la GSC è autofinanziata e ancora più impegnativa dal punto di vista logistico ma anche economico e morale, rispetto a quelle degli skipper che prepararono le barche nel loro paese e città d’origine.
“Non avere la mia famiglia e gli amici vicini per aiutarmi rende il processo ancora più duro. Fortunatamente, i miei familiari capiscono la mia passione per la vela e il mio sogno e sono tutti incredibilmente emozionati per la mia sfida e solidali nei miei confronti anche se in questo momento siamo geograficamente separati. Per questa campagna sto utilizzando i miei risparmi per la pensione e il cambio con il dollaro australiano non mi agevola le cose. Inoltre, se ricevo delle donazioni preferisco sostenere le associazioni, “Soldier On” e “Brain Tumour Alliance Australia”, a cui dedico il mio giro del mondo.”

Le Poidevin, ha scelto di dare un significato più profondo alla sua sfida sportiva, legandola a due associazioni che gli stanno particolarmente a cuore. Da veterano dell’Aeronautica Militare Australiana con tre decenni di servizio, ha visto quanto la vita militare possa avere un impatto sulle persone e sulle loro famiglie. Nel 2012 ha incontrato il co-fondatore di Soldier On, associazione che si dedica al sostegno dei militari malati o feriti aiutandoli a reintegrarsi nella vita civile. Da allora, Kevin ha deciso di sensibilizzare il pubblico, attraverso le sue imprese sportive, sull’importante lavoro che Soldier On svolge.
Kevin ha conosciuto Brain Tumour Alliance Australia quando il suo amico Nathan è stato colpito da un tumore al cervello. “Ho chiesto a Nathan come potessi aiutare lui e la sua famiglia supportando organizzazioni e operatori sanitari che si prendevano cura di lui. Senza esitazione, mi ha parlato della BTAA, un gruppo di volontari che, senza finanziamenti governativi, si dedica a sostenere non solo le vittime del cancro, ma anche le loro famiglie e il personale sanitario che si prende cura di loro. Purtroppo, Nathan, dopo aver lottato per tre anni, è mancato a febbraio di quest’anno ma c’è ancora tanto lavoro da fare, anche in sua memoria.”
Le Poidevin invita non solo a donare alle associazioni australiane ma desidera che questo messaggio diventi globale: “Sono orgoglioso di esibire i loghi di entrambe queste organizzazioni sulla mia barca e sulla mia randa, sperando che possano sensibilizzare le persone sul supporto ai veterani e ai malati di tumore al cervello in tutto il mondo.” Racconta anche un incontro particolarmente emozionante, a Falmouth, con un signore che gli raccontava di aver dovuto vendere la sua barca a vela per acquistare un motoscafo a causa di un tumore al cervello. Kevin ha indicato il logo sulla sua barca per fargli capire che comprendeva la sua situazione. “Ha apprezzato molto la missione per cui sto navigando e si è commosso.”
Kevin continua a raccontarci di Roaring Forty e di come sarà una buona compagna di viaggio grazie ai punti forti che compensano anche alcuni punti deboli: “Quando ho scelto questo tipo di barca sapevo di poter contare su una progettazione e una costruzione in carbonio di alta qualità. Inoltre, grazie alle mie abilità sono in grado di riparare la maggior parte dei sistemi a bordo. Dal punto di vista delle vele, ho rifatto la randa e il genoa alla veleria Zoom e sono contento delle performance in navigazione. Le vele per le andature portanti invece sono più vecchie, ma mi sono concentrato sull’indispensabile. La barca è dotata di chiglia fissa. A poppa ci sono anche delle derive, che di bolina mi aiutano a stringere meglio il vento anche se lo svantaggio è che, in virata, devono essere spostate manualmente. So che la mia non è la barca più veloce del gruppo, specialmente in confronto ai Class 40 e agli Open 50, ma credo sia sufficientemente affidabile e solida da permettermi di realizzare il mio sogno di circumnavigare il globo e poi accompagnarmi in tante altre avventure.”

Le Poidevin è affezionato alla sua barca e la considera il suo binomio indispensabile per la buona riuscita di questa sfida. “A volte parlo con la mia barca, soprattutto quando tutte le vele sono ben regolate e naviga alla perfezione. Ho altri due compagni di viaggio “Eric” e “Ray”. Ho sempre chiamato i miei autopiloti “Eric” in onore del leggendario navigatore francese Eric Tabarly. A bordo di Roaring Forty ne ho due, uno fornito anche dalla Raymarine, mio sponsor tecnico per la GSC, che di conseguenza ho chiamato “Ray”. Mi piace timonare la mia barca ma in una prova di resistenza come un giro del mondo in solitario non avviene molto spesso. Lascio Eric e Ray di guardia!”
Per la gestione dell’energia a bordo, Kevin ci racconta quanto le sue origini abbiano influenzato il suo orientamento: “Mantenere un buon livello di energia a bordo è fondamentale. Il mio approccio è influenzato dal fatto di venire dall’Australia, dove l’energia solare è molto diffusa. Tuttavia, l’efficacia dell’investimento in pannelli solari varia in base all’area di navigazione. Nell’Oceano Australe anche se il ponte della barca è completamente ricoperto da pannelli solari, l’assenza di sole ti costringe ad accendere il motore quotidianamente per la ricarica. Mentre nei tropici, potrebbe funzionare. La rotta della GSC si svolgerà molto nel sud, quindi, ho scelto come fonte principale di energia gli idrogeneratori, che sono più adatti alla mia barca e alle condizioni della gara. Porterò anche circa 180 litri di gasolio come riserva.”
Oltre a prestare attenzione alla produzione energetica, fondamentale per il funzionamento degli strumenti e la conduzione dell’imbarcazione, Kevin non dimentica l’importanza della gestione dell’energia personale, dello skipper. Forte della sua esperienza militare, lo skipper australiano ci presenta le sue dieci regole fondamentali:
- Naviga in modo intelligente.
- Conserva l’energia con pazienza.
- Aspetta i cambi di vento invece di reagire immediatamente – non è una regata.
- Non stare in piedi quando puoi sederti; non sederti quando puoi sdraiarti; non sdraiarti semplicemente quando puoi dormire.
- Accumula sonno.
- Dormi molto prima del brutto tempo.
- Rimani concentrato.
- Chi si arrende resta sconfitto per sempre.
- Bevi prima di avere sete.
- Mangia anche se non hai fame e ad intervalli regolari per conservare l’energia.

Lo skipper australiano organizza in maniera molto pragmatica il sonno durante la navigazione, “Nelle zone vicino alla costa, dove posso ancora incontrare barche da pesca e mi trovo nell’intersezione della rotta commerciale delle navi, mi concedo dei brevi intervalli di sonno di 15 minuti circa con gli strumenti preimpostati e gli allarmi attivati che mi avvisino di pericoli imminenti. Poi al largo, se l’AIS è sgombro nelle venti miglia circostanti posso concedermi anche due ore di sonno. Importante è riuscire a riposarmi abbastanza per mantenere un livello di attenzione e chiarezza ottimali.”
Per la cambusa, Kevin opta per una scelta tradizionale, senza rinunciare a qualche eccezione per coccolarsi: “Porterò dei pasti liofilizzati o sottovuoto, da scaldare direttamente nella busta. Varie spezie e salse arricchiranno i pasti meno gustosi. Non mancheranno frutta secca, barrette proteiche e vari sciroppi per aromatizzare l’acqua. Per concedermi qualche piccolo piacere, porterò pane in cialda, miele e cibo fresco per le prime due, tre settimane. Conto anche di pescare… con le mie esche segrete. Per la colazione preparerò del caffè, tè, porridge. Ho del latte e delle uova in polvere e naturalmente le fruit cake… che non sono mai abbastanza.”
Lo skipper australiano si trova attualmente a Port Pendennis Marina, Falmouth, nel Regno Unito. A metà luglio, Kevin è stato costretto a lasciare la Spagna, terminato il refit di Roaring Forty, a causa dell’impossibilità di rinnovare il suo visto. In Europa, le norme Schengen consentono un soggiorno di 90 giorni con visto turistico e a breve termine ai titolari di passaporto australiano. Kevin potrà fare ritorno in Spagna dopo il 15 ottobre e, pertanto, prevede di trasferire Roaring Forty dal Regno Unito intorno all’11 dello stesso mese. Per il duo australiano, questo rappresenta un’ulteriore fase di allenamento: “Vorrei già proiettarmi mentalmente alla GSC, ma c’è ancora tanto lavoro da fare e non posso permettermi ancora di sognare ad occhi aperti.” La partenza di Kevin Le Poidevin per la GSC è fissata il 28 ottobre.
La Global Solo Challenge ha preso il via il 26 agosto. Dato il suo formato unico, i 20 skipper iscritti partiranno in partenze scaglionate nel corso dei prossimi quattro mesi, a seconda delle prestazioni delle loro imbarcazioni.
Per ulteriori dettagli sulle date di partenza di ogni skipper, si prega di visitare questo link sul sito dell’evento: https://globalsolochallenge.com/it/date-di-partenza/
Per restare aggiornati sulla posizione dei concorrenti, è disponibile il tracker sul sito della GSC : https://globalsolochallenge.com/it/tracker/ oppure scaricando l’app “YB Races” che permette di seguire le posizioni da cellulare.