OSTAR – La vera madre di tutte le regate in solitaria del mondo

La OSTAR – la madre di tutte le regate

Per ripercorrere la storia dei navigatori solitari italiani occorrerebbe un’enciclopedia. Pur senza i risultati dei francesi o esser stati pionieri come gli inglesi, la vela d’altura è stata gloriosa anche per l’Italia. L’Inghilterra ha inventato quasi ogni sport conosciuto all’uomo e la vela d’altura non è un’eccezione. Possiamo dire che tutto sia iniziato nel 1960 con la prima edizione della OSTAR. Sponsorizzata dal quotidiano Observer la Observer-Singlehande-Transatlantic Race ha di fatto dato vita a tutto quanto è seguito.

OSTAR - I fondatori
OSTAR – I fondatori

Non c’è competizione velica al mondo che non debba essere riconoscente alla visione di Blondie Haslar e Francis Chichester che si sfidarono su questa rotta sessanta anni fa. Alla prima edizione furono 5 i partiti e 5 gli arrivati. Non è solo un dato statistico, gli occhi di tutti erano puntati sull’evento e se fosse morto qualcuno chissà di quanti anni sarebbe stata rimandata l’edizione successiva. Nel 1960 vinse Francis Chichester seguito da Blondie Hasler, David Lewis, Val Howells e l’unico francese Jean Lecombe. Nessun italiano alla OSTAR in quell’anno.

OSTAR - Eric Tabarly
OSTAR – Eric Tabarly

Tabarly ed i francesi

La regata destò un tale clamore che il leggendario Eric Tabarly ne conquistò l’edizone del 1964 (15 partiti, 14 arrivati). Era nata ufficialmente una leggenda che come tutte le regate fu destinata al dominio francese. Il 1968 (35/18) fu l’ultima volta che vinse un britannico, Geoffrey Williams, ma solo grazie all’abbandono di Tabarly.  Nel 1972 (55/40) inizia il dominio dei trimarani che vede la vittoria di Alain Colas. Il 1976 (125/73) è di nuovo l’anno di Eric Tabarly con il suo maxi trimarano Pen Duick VI. Il 1980 (90/71) ci fu un colpo di scena con la vittoria dell’Americano Phil Weld su Moxie. Il 1984 (92/64) vide il ritorno dei francesi con Yvon Fauconnier su Fleury Michon, ancora un trimarano. Parleremo in seguito degli Italiani alla OSTAR, se pur molti non erano vicini al podio.

OSTAR - Pen Duick VI
OSTAR – Pen Duick VI

L’anno del record

Il 1988 (95/74) fu l’anno dei record per i trimarani che con Philippe Poupon su Fleury Michon sfiorarono la soglia dei 10 giorni. Il record di 10 giorni 9 che rimase imbattuto per una dozzina d’annii. Il 1992 (67/55) fu l’anno di Loïck Peyron su Fujicolor II che impiegò più di 11 giorni. Nel 1996 (58/42) è ancora Loïck Peyron su Fujicolor II a sfiorare il record con 10 giorni 10 ore. Ma è nel 2000 (71/39) che si stabilisce l’ultimo record della regata con l’uomo di tutti i record, Francis Joyon. Su Eure et Loire impiegò appena 39 minuti riuscendo a stare sotto la soglia dei 10 giorni.

OSTAR - Philippe Poupon - Fleury Michon
OSTAR – Philippe Poupon – Fleury Michon

La leggenda continua, o quasi

L’edizione del 2000 fu l’ultima corsa come era stata inizialmente concepita. Ovvero in tempo reale divisa per classi di lunghezza a scaglioni di cinque piedi. Il 2000 fu anche l’anno che mise in crisi il Royal Western Yacht Club per le pressioni dei velisti professionisti. Una regata che era nata per diventare leggenda non era rimasta al passo con i tempi.

I velisti francesi chiedevano la presenza della televisione, maggiore visibilità mediatica. Il RWYC rimaneva il club di sempre, che pur nel 1976 era riuscito ad organizzare una competizione con 125 barche alla partenza. Eppure sotto le pressioni dei giovani e forse arroganti skipper francesi il RWYC dovette soccombere.

I professionisti abbandonano l’evento

Il 2000 era anche stato l’anno dell’esplosione delle partecipazioni degli Open 60. L’evento era infatti diventata la più gettonata per coloro che volevano qualificarsi per la Vendee Globe che partiva sempre l’autunno successivo alla OSTAR.

Per il 2004 in una mossa inaspettata e controversa, il RWYC cede per una somma mai resa nota i diritti sulla storia dell’evento. Nasce così nel 2004 la “The Transat” per le classi Multi 50, Open 50 e Open 60.

La Ostar, completamente svuotata dei professionisti fu rimandata al 2005 richiamando al suo spirito originario con il nome di Original Singlehanded Transatlantic Race.

La nascita della Route du Rhum

La prima edizione della Route du Rhum risale al 1978 e sembrerebbe esser nata di vita propria. In verità, chi conosce bene la storia della OSTAR sa che La Route du Rhum è un’altra sua figlia. Prima abbiamo ricordato che nell’edizione del 1976 della OSTAR ci furono ben 125 barche sulla linea di partenza. Fra queste anche l’incommentabile Club Mediterranee di Alain Colas che con 236 piedi di lunghezza credo batta ad oggi ogni record di indecenza. La situazione  era fuori controllo, il numero di iscritti stava continuando a crescere.

Il RWYC cercò di fare un po’ di ordine ed introdusse un limite inferiore di 30 piedi ed un limite massimo di 80 piedi. Questo infuriò i francesi che avendo già costruito le loro barche enormi si ritrovavano senza una regata rispettabile. E’ così che nacque la Route du Rhum, come sfogo degli eccessi della OSTAR 1976.

Mini Transat - Muscadet
Mini Transat 1977 – Muscadet

L’esordio della Mini Transat

Per lo stesso motivo, ma legato al limite inferiore di 30 piedi, nacque un’altra competizione, inizialmente non per mano francese. Nel 1977 fu l’inglese Bob Solomon ad organizzare la prima edizione di quella che fu destinata a diventare la Mini Transat. La prima edizione fu vinta da un Muscadet, una barca di appunto 6,50m. Anche in questo caso gli inglesi non ebbero la lungimiranza di mantenere il presidio dell’evento che passò sotto il controllo francese.

Francis Chichester - Gipsy Moth IV
Francis Chichester – Gipsy Moth IV

Vogliamo parlare di giri del mondo?

Il motivo per cui insisto tanto nel definire la OSTAR la madre di tutte le regate è perchè semplicemente fu così. Dopo la OSTAR del 1960 si inizio’ a vociferare sull’ipotesi e possibilità di fare un giro del mondo in barca a vela senza scalo. Nessuno lo aveva mai fatto nè tentato, l’unica testimonianza era quella di Joshua Slocum sul suo Spray. Slocum però impiegò svariati anni e fece parecchie tappe, nessuno aveva tentato senza scalo.

Francis Chichester, che aveva vinta la OSTAR su Gipsy Moth III commissionò la costruzione di Gipsy Moth IV con cui partecipò alla edizione del 1964. Quest’uomo era fuori da ogni misura dell’ordinario, una persona fuori dagli schemi. Se è vero che si fece battere dal giovane talento che era Eric Tabarly, non dimentichiamo che aveva 63 anni. Non solo, a 57 era sopravvissuto ad un carcinoma polmonare. Era un veterano di guerra che aveva combattuto per l’esercito di sua Maestà come esperto navigatore. All’età di 65 anni, nel 1967 Francis Chichester salpò con Gipsy Moth IV e portò a termine la seconda circumnavigazione del mondo a vela. Seconda solo a quella di Joscua Slocum che però aveva fatto ben altra navigazione, impiegando 3 anni.

C’è un però in questa fantastica storia, Francis Chichester fece scalo a Sidney. La sua impresa emozionò comunque una generazione perché a differenza di Slocum era stato il primo a doppiare i tre grandi capi. Capo di Buona Speranza, Capo Lleuwin e sopratutto Capo Horn. Tecnicamente però non aveva compiuto la circumnavigazione senza scalo che divenne l’immediata prossima meta umana.

Golden Globe - Bernard Moitessier
Golden Globe – Bernard Moitessier

La Golden Globe Race del 1968

Era inevitabile che dopo l’impresa di Francis Chichester fosse indetta una regata per tentare la circumnavigazione senza scalo. Era il 1968 quando fu pubblicato il bando della Golden Globe Race, gli iscritti furono 9. Francis Chichester, John Ridgway, Nigel Tetley, Bernard Moitessier, Robin Knox-Johnston, Chay Blyth, Bill King, Loic Fougeron, Donald Crowhurst  ed anche l’italiano Alex Carozzo. I francesi erano 2, era chiaro che i pionieri fossero ancora una volta gli inglesi.

Golden Globe - Donal Crowhurst
Golden Globe – Donal Crowhurst

La prima edizione fu talmente affascinante e dai risvolti così profondi che dedicherò un articolo solo a questa. Per ora bastino dire due cose: la prima è che fu il britannico Robin Knox-Johnston a vincere, la seconda è che scosse le anime di molti. Più di tutti fu il misterioso suicidio di Donald Crowhurst, che perse letteralmente la testa. Fra le preoccupazioni per i debiti che si era fatto e la barca inadatta alla navigazione per mesi finse di essere ancora in regata. Questo mentre gironzolava per l’Oceano Atlantico. Costretto a scendere a terra per una riparazione in una zona sperduta del Sud America, non resse ai suoi sensi di colpa.

Con la mente che vorticosamente tentava di rendere credibile il suo diario di bordo temeva di essere scoperto. Alla fine non resse alla sua stessa angoscia e, pare, si gettò a mare. Il suo diario di bordo però parlava chiaramente di una persona che aveva perso ogni cognizione della realtà. Fra le ultime righe una formula, l’integrale dell’uomo da zero all’infinito è pari a Dio. Forse così elevandosi a Dio, il disperato Crowhurst trovò scampo alla morte terrena e decise di lasciare questo mondo.

Evento rimandato a data ignota

Robin Knox-Johnston in 331 giorni diventò il primo uomo a compiere il giro del mondo in solitaria senza scalo in barca a vela. Dono il premio di 5000 sterline alla famiglia Crowhurst e dell’idea di ripetere la regata non si parlò per moltissimi anni. Anche Moitessier per certi versi perse la testa e navigò per un giro e mezzo del mondo. Invece di risalire l’Atlantico dopo Capo Horn continuò fino a Tahiti, non sentendosi pronto alla folla che lo avrebbe aspettato come vincitore. Robin Knox-Johnston, che divenne Sir, fu l’unico concorrente a completare la circumnavigazione.

Fu solo nel 1982 che si decise di organizzare una regata a tappe che faceva il giro del mondo. Conosciuta come la BOC Challenge, la Around Alone e la Velux 5 Oceans gettava le basi per un nuovo tentativo. Tentativo di una circumnavigazione, in solitario e senza scalo, in barca a vela. Philippe Jeantot, dopo due edizioni della BOC Challenge istituì nel 1989 la Vendee Globe. La prima edizione fu vinta da Titouan Lamazou mentre Philippe Jeantot arrivò quarto. L’evento si tiene ogni 4 anni ed è chiaro che indirettamente è anch’essa figlia della OSTAR.

OSTAR - Jankees Lampe - La Promesse
OSTAR – Jankees Lampe – La Promesse

La OSTAR dopo il 2000

La prima edizione senza professionisti si tenne nel 2005 con appena 34 iscritti e 18 barche all’arrivo. E’ magra consolazione il fatto che a vincerla fu un Italiano, Franco Manzoli con Cotonella. Non era questo l’epilogo che avevamo sognato dopo i piazzamenti di Soldini per gli Italiani alla OSTAR. Specie se pensate che il tempo di Franco Manzoli fu di 17 giorni e 21 ore, che stonano coi record degli anni precedenti. Certo il suo trimarano era molto più piccolo di quello di Francis Joyon quindi non ne facciamo una questione di merito.

La regata iniziò per la prima volta ad adottare i tempi compensati IRC per impedire che l’unico vincitore riconosciuto fosse solo il primo arrivato. Il tempo compensato sostituiva le classi per lunghezza, togliendo fascino alla competizione ma rendendo la partecipazione per spirito d’avventura più equo.

L’edizione del 2009 fu Jankees Lampe a tagliare per primo il traguardo con il suo Open 40 La Promesse, pur non vincendo in tempo compensato.

Nel 2013 (17/13) e nel 2017 (14/5) tagliò il traguardo per primo Vento di Sardegna con Andrea Mura di cui parleremo nella sezione dedicata agli italiani alla OSTAR.

OSTAR - Andrea Mura - Vento di Sardegna
OSTAR 2013/2017- Andrea Mura – Vento di Sardegna

La The Transat per professionisti

I francesi dopo aver acquistato i diritti per appropriarsi della storia della regata, corsero la prima edizione della The Transat nel 2004. L’edizione del 2008 vide la sostituzione degli Open 50 con i Class40 dove vinse l’ottimo Giovanni Soldini a bordo del Class40 Telecom Italia. Il Class40 lo riportò sui giornali con la vittoria della Transat Jacques Vabre e della The Transat nel 2008.

In quell’occasione si distinse Boris Herrmann che con un Class40 di serie (Akilaria RC1) tallonò Soldini finendo solo 6 ore più tardi.

I furbetti francesi riscrivono la storia

L’edizione della The Transat 2012 fu annullata causa crisi economica. L’edizione 2016 si tenne con lo sponsor Bakerley. Ma è nel 2020 che lo scempio è stato portato a termine dai furbetti francesi. Resisi conto che come evento di qualifica per la Vendee Globe la dura rotta della OSTAR non era adatta, ora segue tutt’altra rotta. Da Brest a Charleston negli Stati Uniti, una vera e propria furberia. Questo evento non ha nulla a che vedere con la OSTAR ed è un atto violenza intellettuale anche solo paragonarla.

I furbetti francesi si sono fatti una nuova rotta al caldo, adatta anche ai trimarani e agli ultime. Purtroppo sul sito si vantano ancora della storia della OSTAR, dichiarandosi la più anti