Tre generazioni di Pelaschier: Adelchi, Annibale, Mauro e Margherita

Mauro Pelaschier

Mio papà Mauro nasce nel 1949, un parto casalingo come tanti a quei tempi ma vista mare, alla SVOC. Con un padre atleta come Adelchi e vivendo quotidianamente in un centro velico la vela diventa presto la sua vita. “Sono nato alla Vela, con un padre che viaggiava in posti meravigliosi e rientrava pieno di coppe, raccontandomi le storie di tanti velisti italiani. Per un figlio il padre è sempre un mito: il mio mi indicava anche una strada da seguire nella vita.

Velisti italiani - un giovane Mauro (secondo da destra) premiato ad una regata
Velisti italiani – un giovane Mauro (secondo da destra) premiato ad una regata

Poi c’era anche lo zio Annibale, avevo un bellissimo rapporto con lui ed era più buono di mio papà con me. Da piccolissimo, verso i cinque, sei anni, andavo in officina da lui e mi insegnava come usare una pialla o uno scalpello. Era un’esperienza forte e mi dava un’altra versione della vela, quella di costruire le barche in legno.

L’infanzia di Mauro Pelaschier

Mio papà impara ad andare in barca, prima che a nuotare. Solo dopo il nonno lo costringe ad imparare con un suo amico ex campione di nuoto. “A sei anni Adelchi mi mise per la prima volta solo sul Finn di ritorno da un allenamento e mi disse vai. Per me fu la gioia più forte e che mi dà i brividi ancora adesso. Sapevo più o meno come si portava una barca, ero già uscito con i più grandi e li sentivo parlare continuamente.

Velisti Italiani - Mauro Pelaschier a 10 anni aiutato da suo Padre Adelchi ad armare la barca
Velisti Italiani – Mauro Pelaschier a 10 anni aiutato da suo Padre Adelchi ad armare la barca

Ma fu favoloso mettere in pratica quello che sapevo in teoria e farlo tutto da solo così piccolo. Da quel momento non aspettavo altro che mio padre rientrasse dagli allenamenti per poter prendere la barca e veleggiare. A 10 anni mi portò alla Coppa Bongo e la vinsi: dovette aiutarmi lui ad issare la randa perché non avevo la forza per farlo.”, ricorda il velista italiano Mauro.

I primi successi di Mauro Pelaschier

A 12 anni vince il suo primo Campionato del Golfo a cui partecipavano sia Juniores che Seniores. Conquista il primo titolo e sul giornale appare un articolo sulla vittoria di “Capitan Biberon”. Ricorda la sorella di Mauro, la zia Fulvia di quattro anni più grande probabilmente una promessa della vela mancata. Adelchi inizialmente inizia i suoi due figli alla vela, “Papà mi diceva mi raccomando tu non sei una femmina, sei un maschio”.

Non devi dire non riesco a mettere la barca in acqua o tirarla su, o ti arrangi o non esci in barca. Fino a quando la FIV non mi selezionò per andare con gli Snipe ad un Campionato Europeo insieme ad una ragazza di Trieste. A quel punto papà, per non farmi viaggiare disse che non sarei andata perché ero una femmina e non mi lasciò più uscire in barca.”, ricorda Fulvia senza rammarico.

L’inizio di una carriera indimenticabile

Queste esperienze sportive in barca con il padre e tattili e manuali con lo zio creano la base per una lunga carriera. L’obiettivo successivo: “Adelchi mi ha insegnato a guardare avanti, mi diceva che bisogna avere obiettivi lontanissimi e più ambiziosi possibile. Se fai una regata, pensa alle Olimpiadi, e così ho fatto”.

Velisti italiani che hanno fatto sognare il paese nel 1983
Velisti italiani che hanno fatto sognare il paese nel 1983

Mauro Pelaschier verso le Olimpiadi

Il giovane Mauro Pelaschier si allena con grande impegno, come ricorda la sorella Fulvia Pelaschier. “Mentre gli altri durante il fine settimana uscivano alle feste, mio fratello si allenava in mare e più la bora era forte meglio andava. Sono contenta che poi abbia raccolto i frutti di tanta fatica e dedizione.”

Velisti italiani - Mauro Pelaschier alle Olimpiadi 1992
Velisti italiani – Mauro Pelaschier alle Olimpiadi 1992

A 18 anni vince il Campionato Italiano sia juniores che assoluto in Finn e l’anno dopo nel 1968 partecipa come riserva alle Olimpiadi di Acapulco. È il tempo di medaglie e titoli ma per lavorare impara anche il mestiere di velaio come altri velisti italiani dell’epoca. Le derive non erano ancora standardizzate come ora: il Finn è un monotipo con regole di classe ma personalizzabile. La creatività e l’abilità individuale contribuivano nella con questa dei risultati.

Gli anni ’70 di Mauro Pelaschier

“Dal 1971 al 1977 ottenni buoni risultati un oro e un argento ai Giochi del Mediterraneo, vinsi vari Campionati Italiani e un argento alle Preolimpiche. Peccato che quando partecipai alle Olimpiadi nel 1972 a Kiel in Germania e nel 1976 a Kingston in Canada non ottenni buoni piazzamenti. Lì non potevo portare la mia barca, le mie vele e la mia attrezzatura ed ero penalizzato. Avevo un fisico particolare alto e magro, ma grazie agli insegnamenti di mio padre e mio zio riuscivo a customizzare la barca per vincere.

Velisti italiani - Mauro Pelaschier nel 1970
Velisti italiani – Mauro Pelaschier nel 1970

Iniziai anche a lavorare presso la Valeria di Morin, facevo le mie vele su misura ed era qualcosa di straordinario. Vincendo in regata, gli altri velisti italiani e stranieri volevano le vele come me e io gliele vendevo. Nel 1975 passai alla Raudaschl Sails, il fondatore era un grande velista che per dieci anni dominò nel mercato delle derive. Quando Alberelli fondò il Team Worker RaudaschlSails in Italia mi volle con loro e andai in Austria ad imparare a disegnare e tagliare le vele.

Velisti italiani - GiancarloPedote
Velisti italiani – Mauro Pelaschier

Proposi delle modifiche alla vela del Finn e ne uscì una vela molto performante, una grande soddisfazione. Tornavo dalle regate sempre senza albero e vele: tutti li volevano come me. Purtroppo la classe Finn sta per tramontare, alle Olimpiadi di Tokyo sarà scelta come classe per l’ultima volta. Finn monotipo con regole di classe ma personalizzabile.” Ricorda Mauro Pelaschier

La passione per la vela d’altura

Dopo la prima campagna di Azzurra nel 1983 purtroppo nella seconda del 1987 non si era creata la stessa magica sinergia di velisti italiani.

“A Perth, tranne che per la bellezza dell’Australia, fu il peggior periodo della mia vita quanto a risultati sportivi. La barca non era più competitiva e fu un bagno di sangue: un disastro dal punto di vista sportivo. Allora iniziai a proiettarmi verso la navigazione d’altura, volevo fare qualcosa di diverso come un giro del mondo, rifarmi un vita velisticamente parlando.

Velisti italiani - Giorgio Falck
Velisti italiani – Giorgio Falck

I velisti italiani ma anche gli armatori non vedevano un giro del mondo come una sfida nazionale come la Coppa America. A quei tempi era più un’impresa personale come per Giorgio Falck, i Malingri, di navigatori  che si votavano alla causa”, racconta Mauro Pelaschier.

La prima traversata atlantica di Mauro Pelaschier

Nel 1989 compie la prima traversata atlantica, la “Discovery Race” da Cadice a Santo Domingo sul maxi Gatorade. Ma non è la rivelazione che spera: la barca è appena stata comperata in Australia e senza una messa a punto subisce rotture e problemi. “Fu difficile psicologicamente per me adattarmi, la barca era troppo grande ed eravamo diciannove d’equipaggio tra velisti italiani e stranieri.” Ricorda Mauro Pelaschier.

Velisti italiani - Mauro Pelaschier e la Whitbred 1989
Velisti italiani – Mauro Pelaschier e la Whitbred 1989

Il Giro d’Italia a vela – il Tour de France à la voile per velisti italiani

Fortunatamente nel 1990 nasce il Giro d’Italia a vela: Cino Ricci ha l’idea di riprodurre il format del Tour de France à la voile. Quindi pensa ad una regata lungo il periplo dell’Italia a tappe, con regate a bastone o di trasferimento da una città all’altra. Ogni team è portabandiera di una città in cui il GiroVela si ferma e la popolazione locale viene coinvolta nel tifo del proprio equipaggio. Le barche sono dei monotipi, quindi si corre ad armi pari ed i risultati sono assoluti, senza compensi, a parte le penalità.

Velisti italiani - Cino Ricci
Velisti italiani – Cino Ricci

Insieme alle barche si sposta una carovana di camper che fa da appoggio a terra, assicurando ai regatanti un pasto caldo ed un letto confortevole. Da subito numerosi velisti italiani sono coinvolti in questa grande kermesse velica e parte anche la ricerca annuale degli sponsor per partecipare.

Il GiroVela secondo Mauro Pelaschier

“Ho dei bellissimi ricordi: in mare eravamo tutti competitivi ma poi quando ci trovavamo a terra, vicini di camper, ci aiutavamo. Per me fu bello scoprire l’Italia, tutte le coste, le isole: proprio in quell’occasione è iniziata la mia passione per le regate lunghe. Ho incominciato ad apprezzare la navigazione notturna, le lunghe ore al timone, le sfide umane come stare svegli anche due giorni per vincere.

G34 - Le barche del giro d'Italia a Vela
G34 – Le barche del giro d’Italia a Vela

Prima regatando tra le boe non mi ponevo il problema del carteggio, della pianificazione della rotta in base alla meteorologia o della diversa strategia. Nel 1976 avevo partecipato alla Half Ton Cup: 275 miglia da Trieste, Venezia, Pola e Trieste. Ma il GiroVela fu una scuola molto bella per me come per tanti altri velisti italiani, esordienti a quell’epoca. Nel 1990 e 1991 vinsi con Desenzano del Garda e Città di Gorizia, sponsorizzati dagli amici Mirella e Leo Terraneo” , commenta Mauro.

Il sogno del Giro del mondo di Mauro Pelaschier

Nel 1993, papà Mauro sta per coronare il suo sogno di partecipare ad un giro del mondo, Whitbread Round the World Race. La barca è un Wor 60, Brooksfield e lo skipper il torinese Guido Maisto: Mauro parte da Southampton verso Punta del Este in Uruguay. “La seconda tappa era la più difficile per raggiungere Fremantle in Australia attraversavamo due oceani nei 40 ruggenti e 50 urlanti. Poi subimmo un’avaria: il timone fu divelto da poppa formando una falla da cui imbarcavamo acqua ma riuscimmo ad isolare la paratia per non affondare.

Mauro Pelaschier con il Team Brooksfield
Mauro Pelaschier con il Team Brooksfield – Credit: Mike Hewitt/ALLSPORT

Tutti gli strumenti di bordo erano a poppa e bagnandosi era tutto in corto circu