Peter Bourke - Global Solo Challenge

Peter Bourke

Stati Uniti

Data di partenza: Da confermare
Barca: Imagine – Finot-Conq Open 40
Residenza: Newport, Rhode Island, Stati Uniti
Anno di nascita: 1951
Miglia navigate: Oltre 50.000
Stato: Iscrizione definitiva


La barca

Imagine

Numero velico: Da confermare
Progetto: Finot-Conq Open 40
Anno di costruzione: 2000
Lunghezza fuori tutto: 40 piedi
Dislocamento: 3.800 kg
Superficie velica di bolina: Da confermare
Superficie velica alle portanti: Da confermare

Imagine - Finot-Conq Open 40

Esperienza di navigazione

Da quando ho iniziato ad andare a vela ho percorso circa 50.000 miglia nautiche, ma soltanto 6.000 circa a bordo di Imagine, l’Open 40 con cui intendo partecipare al GSC 2027. Considerando che la barca ha trascorso i primi due anni da quando l’ho acquistata in fase di refit, il numero di miglia non è affatto male. Sto comunque ancora imparando a portare gradualmente sia la barca sia me stesso verso i livelli di prestazione adeguati. Il mio palmarès agonistico è piuttosto limitato.

Il risultato migliore è stata una vittoria di classe nella Bermuda 1-2, anche se nella tappa disputata in doppio. Il momento peggiore è stato scoprire quanto facilmente un boma possa piegarsi in due durante una regata della Heineken Regatta a Saint Martin. La regata più lunga a cui ho partecipato finora è stata la transatlantica OSTAR del 2009. Ho disputato tutte queste regate con la mia barca precedente, un Outbound 44, uno splendido e capace yacht da crociera.

Da dove nasce la tua passione per la vela?

Ho effettuato la mia prima traversata dell’Atlantico quando avevo sei anni. Era a bordo di una nave che trasportava emigranti, non di una barca a vela, ma quell’esperienza mi ha lasciato un ricordo indelebile della vita in mare.

La mia prima, e unica, traversata del Pacifico è avvenuta quando avevo diciannove anni. Ero un marine statunitense che la Marina americana stava riportando a casa dal Vietnam. Neanche in quell’occasione si trattava di navigazione a vela, ma ricordo che durante entrambe le traversate, quando le navi si avvicinavano alla costa, vedevo delle barche a vela e pensavo che forse, un giorno, avrei imparato anch’io a navigare.

Quali lezioni ti ha insegnato la vela?

Sono certo di avere ancora molte lezioni da imparare dalla vela, ma quella che mi viene sempre in mente è il modo in cui ti costringe ad affrontare la realtà per quella che è e a vivere pienamente il momento presente.

Niente può andare a buon fine se non si considerano i fatti — la meteorologia, i problemi alle attrezzature, le maree e tutto il resto — per quello che sono realmente, anziché per come vorremmo che fossero.

Che cosa ti ha avvicinato alla navigazione in solitario?

Leggo libri di vela da quando mia nonna inglese mi regalò, all’età di cinque anni, un libro sulle regate con le derive.

Qualche anno dopo divorai i libri dei grandi navigatori solitari, da Joshua Slocum a Naomi James. I loro racconti evocavano sfide straordinarie e una bellezza incredibile, e ogni traversata oceanica che ho compiuto da allora non ha fatto altro che confermare quelle impressioni.

Che cosa ti ha motivato a iscriverti a questa regata?

La mia iscrizione al GSC 2027 è stata una conseguenza piuttosto naturale della decisione che avevo preso tre anni prima di iscrivermi al GSC 2023.

Purtroppo, le cose non sono andate come previsto. Un problema di salute mi ha impedito di prendere il via e la mia barca è rimasta per molti mesi ormeggiata a un corpo morto alle Bermuda.

All’epoca l’ho considerata una terribile sfortuna, perché avevo dedicato anni di energie, oltre a una somma di denaro che preferirei non rivelare, alla preparazione di questa sfida: una circumnavigazione in solitario passando per i grandi capi dell’emisfero australe.

Oggi considero quella delusione un’esperienza passata che mi permetterà di arrivare meglio preparato alla partenza del 2027, anche se con qualche anno in più sulle spalle.

Come pensi di prepararti per questa regata?

Con attenzione, scrupolosamente e, spero, spendendo il meno possibile.

Quale pensi che sarà la sfida più grande?

Sono arrivato a pensare che la sfida più grande sarà raggiungere la linea di partenza con la barca completamente a punto, lo skipper altrettanto preparato e la necessaria sintonia tra i due ormai consolidata.

Quando si raggiunge questa sintonia, credo che generalmente si riescano ad affrontare le sfide che si presentano in mare.

Potrei però dare una risposta diversa a questa domanda dopo aver trascorso un po’ di tempo nell’Oceano Australe.

Raccontaci della tua barca o di quella che vorresti avere.

La mia barca è un Open 40 Finot-Conq del 2001. L’ho trovata durante l’inverno del 2022, mentre ero seduto davanti al computer nel Rhode Island e la barca si trovava in secco a Trinidad.

Il nostro rapporto è stato complicato. All’inizio, la pandemia di Covid rendeva difficili gli spostamenti, la barca aveva bisogno praticamente di una revisione completa e la maggior parte della mia esperienza era quella di un velista da crociera, non di un regatante.

Il precedente proprietario la chiamava «la piccola Ferrari».

Per me la curva di apprendimento è stata molto ripida, perché non sono certo un pilota di Ferrari, ma questa sfida mi ha anche regalato molte soddisfazioni.

Intendi collegare questa sfida personale a una causa sociale?

Sì. Credo che i navigatori che affrontano una regata per sostenere una causa aggiungano un ulteriore livello di significato alla propria impresa.

Dopo aver acquistato la barca, l’ho ribattezzata Imagine e spero che Project Imagine possa essere associato a una causa sociale coerente con il significato di questo nome.