©Louis Robein
Per partecipare alla Global Solo Challenge, tra i tanti requisiti richiesti, gli skipper devono dimostrare di aver compiuto una navigazione di 2000 miglia, un qualifying passage, a bordo dell’imbarcazione con cui circumnavigheranno il globo. Una piccola prova generale, prima del grande salto, per testare la barca e la loro preparazione.
Louis Robein che per la sua Global Solo Challenge ha puntato sull’affidabilità del suo X-37, Le souffle de la mer III, ha organizzato un vero e proprio tour dell’Atlantico settentrionale a tappe, alcune in equipaggio, altre in solitario. Il migliore allenamento è sicuramente navigare.
“Trovo che la qualifica sia indispensabile. La distanza è equa e comporta circa tre settimane di navigazione, in cui bisogna risolvere i problemi, man mano si presentano. Noi, tutti gli skipper iscritti, comprendiamo bene cosa ci attende durante il giro del mondo ma navigando ci si allena ad essere reattivi ed attenti. In 2000 miglia in mare, emergono i punti da migliorare sulla barca e possiamo testare le attrezzature nuove che abbiamo montato in funzione della regata.”

Programmata la partenza a gennaio 2022, Louis, in vista di circa sei mesi in navigazione, inizia ad apportare alcune modifiche e migliorie a Le souffle de la mer III, già ben equipaggiata. Aggiunge dei serbatoi di acqua e di gasolio. Acquista delle dotazioni di sicurezza supplementari come la boa Silzig, un dispositivo per il recupero di uomo a mare. Si dota di un telefono satellitare e una seconda antenna del vhf. Per ottimizzare il consumo energetico a bordo, acquista un idrogeneratore e dei pannelli solari. Inoltre, sempre attento alla sicurezza, partecipa con tutto il suo equipaggio ad un corso di sicurezza in mare, in modo che tutti possano far fronte a qualsiasi emergenza si presentasse in mare.
Nel pieno inverno francese, il 10 gennaio, Le souffle de la mer III molla gli ormeggi e ritrova la sua vera dimensione che, come dice bene il suo nome, è tra vento e mare, completamente nella natura. La prima tappa prevista è alle Isole Canarie. Robein da quattro anni è volontario dell’UNADEV (Union Nationale des Aveugles et des Déficients Visuels) e aiuta degli ipovedenti a praticare la vela. Nel suo viaggio ha riservato loro dei posti, per condividere la sua avventura e vivere insieme dei momenti unici. In diciotto giorni, con brevi soste per riposarsi e per visitare alcuni porti significativi, raggiungono Lanzarote, dove Louis Robein è raggiunto da quattro amici, il suo team tecnico per la GSC, Jean-Claude, Lionel, Régis e Thierry (Jean-Pierre, anche lui del team, lo raggiunge a Mallorca, al suo ritorno), che l’accompagnano nella traversata atlantica fino alla Guadalupa.
Tra albe e tramonti, passaggi delle depressioni, giorni di bonaccia e pesci volanti, in ventitré giorni, il 22 febbraio, Louis e il suo equipaggio arrivano ai Caraibi. Segue un mese e mezzo di piccole riparazioni, lavori e altre crociere con gli amici.

Il 4 aprile Louis è pronto a partire da Pointe a Pitre, Guadalupa per il qualifying passage. Piccolo passaggio sul nord est dell’isola che desiderava vedere: “La fama del sottovento è confermata: zero vento o vento che gira in tutti i sensi. Arrivo al tramonto a l’île aux Pigeons e superata questa zona, il vento rientra teso a 20 nodi. Prendo una mano di terzaroli in piena notte e decido di ridurre anche il genova ma ho subito un piccolo problema, non riesco a rollarlo. Risolvo il problema all’alba.”
I primi giorni un vento regolare accompagna Robein e Le souffle de la mer III che procede sbandata a 30 °. “Nei primi giorni bisogna riabituarsi al ritmo della navigazione e con la barca sempre sbandata devo gestire la fatica,” scrive nel suo diario di bordo.
Louis naviga nel mar dei Sargassi, un’ampia area di mare tra le Antille e le Azzorre, dove si trovano ammassi di alghe particolari che pare fossero state chiamate “sargaço” dai marinai portoghesi perché i piccoli globuli che le caratterizzano ricordavano loro i grappoli di un tipo d’uva selvatica della loro terra. L’inconveniente è che deve ripulire più volte al giorno l’elica dell’idrogeneratore per mantenerlo in funzione. “La qualifica è stata una buona preparazione anche nell’utilizzo del nuovo materiale che ho installato a bordo in vista della GSC. Mi sono trovato molto bene con l’idrogeneratore e ho studiato una tecnica efficace per ripulirlo velocemente dai sargassi, visto che l’ho fatto una quantità innumerevole di volte. Per la regata ho previsto anche un secondo idrogeneratore e non porterò i pannelli solari che non sono risultati efficienti,” racconta, a posteriori.

Dopo la prima settimana, Louis incomincia ad incrociare i cargo, delle barche a vela e poi numerose barche da pesca soprattutto avvicinandosi alle Azzorre. L’attenzione è massima ma gestisce bene il sonno, con brevi tranche di riposo di un’ora e mezzo al largo e all’arrivo è in buona forma.
“Il 24 aprile sono approdato alla marina di Horta, sull’isola di Faial e mia sorella e mio cognato sono venuti ad accogliermi. È stata una grande gioia.” Louis ha completato la sua qualifica e può festeggiare doppiamente sia per l’arrivo alle Azzorre che per aver aggiunto un altro tassello importante che lo avvicina alla realizzazione del suo più grande sogno, quello del giro del mondo.
Di questa navigazione ricorda soprattutto alcuni problemi tecnici che ha dovuto affrontare. “C’è sempre stato più vento del previsto e navigavo quasi sempre di bolina. Ho dovuto aggirare un anticiclone e quindi ho fatto rotta a nord, prima di puntare ad est verso le Azzorre. Durante questa tappa in solitario, ho dovuto fare molte riparazioni: il pulpito di prua si è staccato e ho dovuto fissarlo e l’ancora è scesa a causa della catena che si era staccata ed ha iniziato a toccare lo scafo. Naturalmente, tutti i problemi accadono sempre la notte!” Altri lavori riguardavano più la messa a punto delle regolazioni e piccole riparazioni: la regolazione del puntone dell’albero, dei carrelli della randa, dell’attacco dell’idrogeneratore e dell’asse del vang.
Louis riesce comunque a trovare il positivo in tutte le esperienze. “In fin dei conti queste difficoltà sono istruttive. Mi hanno dato fiducia nella mia capacità di gestire i problemi della barca e mi hanno preparato e confortato nel mio progetto sia tecnicamente che psicologicamente. Non mi sono mai fatto prendere dal panico. So che ci sono sempre dei problemi da risolvere su una barca e sarà così anche alla GSC, ma alla fine so che sono sempre capace di ritornare in porto.”

Ha potuto apprezzare anche i punti forti della sua barca in questa lunga corsa, prevalentemente di bolina. Racconta che la barca passa bene le onde ed è stabile. Il pilota automatico che aveva cambiato prima di partire perché nel primo rilevava alcuni difetti, reagisce bene e ha imparato a regolarlo per vento forte e di bolina. Ha potuto segnarsi dei punti di riferimento sulle drizze e sulle scotte per le regolazioni che in solitario sono diverse da quelle in equipaggio.
La breve pausa a Faial è l’occasione per realizzare un bell’affresco sui pontili di Horta e immortalare il passaggio di Le souffle de la mer III e il suo equipaggio, come è tradizione per i marinai che arrivano dopo la traversata. Il tempo di un brindisi al Peter’s Bar e Louis riparte in equipaggio. Dopo nove giorni di mare, deve fermarsi a Madeira per un impedimento di alcuni membri dell’equipaggio e coglie l’opportunità di visitare anche quest’isola. Decide di ripartire verso le Baleari in solitario: un’occasione in più per allenarsi per la GSC.

Il passaggio dello stretto di Gibilterra è complesso, Louis resta 48 ore sveglio e può verificare il buon funzionamento del suo AIS per sorvegliare l’area di mare intorno alla sua imbarcazione. “La qualifica mi ha permesso di imparare meglio anche l’utilizzo dell’AIS e del mio nuovo software di navigazione, il MaxSea Timezero. Nel 1999, ho partecipato alla TransquadraSolo, una traversata atlantica in solitario e ricevevo gli aggiornamenti sulle condizioni meteorologiche con il meteofax. Ora ho potuto testare la connessione con il satellitare, nuovo a bordo, e ho identificato i file meteo da recuperare per un’analisi più globale. Avere la mappa dei fenomeni che si spostano su tutto l’oceano mi offre una visione più ampia e posso anticipare meglio i fenomeni.”
Louis raggiunge Palma de Mallorca dopo nove giorni di navigazione e tre doganieri lo scortano all’arrivo, un piccolo controllo di routine. Imbarcato il suo amico Jean-Pierre, che fa parte anche lui del team tecnico per la GSC, può puntare la prua verso il porto di base, a Marina de Cogolin, dove lo skipper si concede il meritato riposo.
“Ho vissuto dei bei momenti e apprezzato questa navigazione. È sempre formativo navigare e si imparano molte cose. Ora sono pronto per andare più lontano.” Louis Robein desidera rivedere presto le stelle e anche Le souffle de la mer III scalpita per riprendere il mare. Appuntamento a La Coruña, in settembre.