Come modificare una barca per un giro del mondo? Storia del refit dell’Effraie 2

©Patrick Phelipon

La Global Solo Challenge nasce con uno spirito green: pochi principi essenziali invitano all’uso virtuoso delle risorse e privilegiano l’uso di imbarcazioni già esistenti.

Nel regolamento è fissata una quantità massima di combustibile fossile che ogni concorrente può trasportare nel suo giro del mondo per incoraggiare fonti energetiche alternative, come eolica, solare e idroelettrica.

L’uso di imbarcazioni già esistenti e adattate all’evento è consigliato ed avvantaggiato da un sistema di handicap pensato per la Global Solo Challenge: quindi, si invita al riutilizzo più che alla costruzione di barche nuove.

Patrick Phelipon, navigatore, progettista e costruttore di origine francese, ha scelto questa strada virtuosa e ci racconta come sta riadattando la sua imbarcazione perché sia conforme al regolamento e attrezzata per un giro del mondo in solitario per i tre grandi capi.

©Patrick Phelipon

 

La priorità sicuramente è la sicurezza e l’affidabilità e Patrick, già preparato in fatto di navigazione con quattro giri del mondo in miglia nautiche navigati, ha dedicato gran parte delle sue energie al refit della sua imbarcazione.

“A settembre 2021 ho portato la barca in un capannone in Italia, vicino a Pisa, e da allora sto lavorando con un team di quattro persone in modo continuato. Ho già solcato i mari del Sud e so quanto sia importante e fondamentale avere fiducia nella solidità ed affidabilità della barca.”

Phelipon ha scelto una barca di undici metri che aveva progettato negli anni 1981-‘84 per un armatore che desiderava una barca per girare il Mediterraneo e nel suo cantiere vicino a Cesena ne aveva costruito lo scafo con le strutture e la coperta sulla base del regolamento RINA.

“Questa imbarcazione ha avuto tre proprietari ma alla fine è sempre tornata da me. Quindi ho deciso di utilizzarla per il mio grande progetto di circumnavigare il mondo in solitario. Mentre pianificavo il refitting, grazie alle esperienze maturate in una vita, mi sono orientato verso delle soluzioni che rivoluzionano il progetto iniziale. Cambiato l’aspetto, ho deciso di cambiare anche il nome (con i dovuti rituali scaramantici!) e l’imbarcazione tornerà in mare con il nome di Effraie 2, in ricordo del mio primo disegno l’Effraie, il famoso Mini tonner Cat Boat con il quale ho vinto la prima edizione del mondiale Mini Ton a La Rochelle.”

L’imbarcazione è stata inizialmente ispezionata per eliminare le parti vetuste e verificare la struttura portante.

“Dapprima ho smontato chiglia e timone, per verificare attentamente lo stato dello scafo e della coperta che fortunatamente sono risultati molto sani per l’età dell’imbarcazione.

Poi, per attenermi a modifiche necessarie per il regolamento, ho tolto tutte le paratie e gli arredi interni rimasti che mostravano qualche segno di invecchiamento. Li ho sostituiti con delle nuove paratie in composito, fatte in modo da diventare paratie stagne. Quindi, ci saranno sei paratie stagne di cui tre con porte stagne.”

Poi si è passati a realizzare le modifiche strutturali che hanno cambiato l’aspetto iniziale dell’Effraie 2 per prepararlo al giro del mondo.

©Patrick Phelipon

 

“Mi sono confrontato con Paolo Cori, progettista con molta esperienza di barche “plananti” e ho considerato la mia esperienza di navigazione in andature portanti in oceano per apportare alcune modifiche strutturali. Valutando le forme della carena che, con il dritto di prua inclinato a 45° risultavano scarsamente voluminose, abbiamo deciso di raddrizzare il dritto di prua aggiungendo volumi per agevolare la partenza in planata della barca ed evitare ingavonate pericolose.

Per armonizzare i volumi tra prua e poppa abbiamo deciso di modificare anche le linee poppiere di carena. Una volta ricevuto il nuovo disegno delle linee d’acqua ho progettato il modo in cui fare queste modifiche di forma. Abbiamo deciso, in collaborazione con lo studio di Luca Olivari, uno dei maggiori esperti di strutture di imbarcazioni da diporto in attività da 40 anni, di procedere con l’applicazione di paratie verticali ed orizzontali all’esterno dello scafo originale per poi rivestirle con pannelli in sandwich, calcolati in base ai regolamenti odierni dell’ABS.

Otterremo così una serie di “compartimenti stagni” all’esterno dello scafo originale che fungeranno da volume di galleggiabilità ed in caso di urto con OFNI daranno la sicurezza di una costruzione a doppio scafo

©Patrick Phelipon

 

La chiglia in scatolato di inox riempita di piombo, con i suoi oltre 30 anni di navigazione in tutto il Mediterraneo sembrava ancora sana ma, in base ai regolamenti odierni, risulta insufficiente. Ho deciso di sostituire la chiglia con una nuova con una lama che parte da sotto il piede d’albero in coperta per arrivare fino al siluro, passando attraverso lo scafo con una “scatola” aderente al profilo che arriva sopra il livello del galleggiamento. Questa soluzione è stata realizzata già tanti anni fa su barche progettate da Paolo Cori ed ha dato la massima sicurezza e garanzia di solidità nel tempo.”

Quanto al rigging, “sarà completamente nuovo: nuovo albero e sartiame. Le lande vengono sostituite con pezzi nuovi.”

Phelipon ha curato ogni più piccolo dettaglio nel refit della sua imbarcazione per evitare i pericoli legati alla navigazione.

“La partenza della GSC verrà data da A Coruña in settembre e negli ultimi due anni sono stati registrati attacchi di orche che hanno danneggiato vari timoni delle barche a vela lungo le coste spagnole e portoghesi. Per evitare questo problema ho montato due timoni sollevabili sullo specchio di poppa, come viene fatto oggi sui Class 40. Questo permette di fermare la barca e, sollevando i timoni, disinteressare le orche che vengono a giocare e curiosare.”

Le prime prove in mare sono previste per la primavera. “L’obiettivo è di varare la barca nel mese di aprile 2023 e fare la stazza per ottenere un certificato IRC che definirà la nostra data di partenza che ad oggi stimo intorno al 23 settembre.”