Alessandro Tosetti e l’ULDB 65’ Aspra alla GSC per promuovere la cultura e il rispetto del mare

©Alessandro Tosetti

Alessandro Tosetti, skipper italiano iscritto alla Global Solo Challenge, coniuga nella sua impresa la voglia di mettere alla prova sé stesso e la sua imbarcazione in una sfida inedita, con il suo impegno per progetti sociali ed educativi, veicolati attraverso lo sport. Il navigatore, originario di Torino, racconta che la passione per il mare e per la navigazione in solitario affonda le radici nella sua infanzia.

“Avevo dieci anni quando ho iniziato a frequentare da solo la spiaggia di Albissola, alla Lega Navale. “Posso aiutare?”, era la mia domanda di rito, seguita sempre da un bel po’ di lavoro tra varo, alaggio, preparazione delle derive del circolo velico e lavaggio.
“Vuoi venire a bordo?”, era l’invito che speravo, la mia unica desiderata ricompensa.

E così ho iniziato a navigare, e, non ancora maggiorenne, a trasferire molte barche, in Mediterraneo e in oceano. La scelta della navigazione in solitaria all’inizio è stata per ragioni economiche – negli anni ‘80 gli americani pagavano bene i trasferimenti e li facevo da solo per tenermi l’intero compenso. Poi, con il passare degli anni e quando sono riuscito ad avere la mia prima barca di proprietà è stata una scelta pratica, quasi una necessità.

Inoltre, mi piace mettermi alla prova e la navigazione in solitario mi offre questa possibilità. Nel 2019 ho stabilito il tempo di riferimento, 78 ore, per il giro della Corsica in solitario, con partenza e arrivo a Imperia. L’anno scorso, nel gennaio 2022, sono partito per la qualifica della GSC da Imperia a Cascais, impiegando dieci giorni. Oggi, con la partenza alla Global Solo Challenge, posso mettere alla prova il frutto di anni di lavoro.”

Alessandro si presenta come “un marinaio come molti”, mantenendo un’attitudine umile e racconta che il tratto del suo carattere che sarà determinante nella sua avventura sarà sicuramente la pazienza. Ha scelto di affrontare questa grande sfida con Aspra, l’imbarcazione di venti metri che ha costruito personalmente, collaborando con gli operai del fallito cantiere Alpa, riunitisi in cooperativa presso il cantiere C.N. 2000 di Antonio Canesi, da un progetto dello Studio Vallicelli.

Lo Studio Vallicelli, fondato nel 1976 dall’architetto e yacht designer Andrea Vallicelli, insieme a Mariani, Sironi e Ferri, a Roma, rappresenta un’eccellenza nel panorama della nautica italiana. Si è distinto su scala internazionale per l’eleganza delle sue creazioni e le soluzioni tecnologiche e tipologiche innovative dei suoi progetti. Tra gli oltre cento modelli destinati al diporto, alla scuola crociera e alla competizione sportiva, costruiti sia in Europa che negli Stati Uniti, spicca il progetto delle tre “Azzurra” per il Consorzio italiano della Coppa America, realizzate tra il 1982 e il 1986. Negli ultimi anni, hanno firmato il progetto delle imbarcazioni della gamma Comet del cantiere Comar, che nel 2007 si è aggiudicato il premio Yacht of the Year.

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“Ho costruito e varato Aspra nel 2002 con l’aiuto di mia moglie e mio fratello, e con l’entusiasmo delle mie figlie, che sono state a bordo fin dai primi mesi di vita. Oggi, Raffaella mi sta sostenendo in questa avventura. Uno dei miei obiettivi alla GSC è anche quello di dimostrare che una barca da crociera, se ben costruita, può affrontare una sfida di questa portata.”

Aspra rientra nella categoria degli ULDB, acronimo inglese che sta per “Ultra Light Displacement Boat”. Lo sviluppo di questo tipo di imbarcazioni ha avuto inizio negli anni ’70 grazie a Bil Lee e Ron Moore, che miravano a creare barche veloci, capaci di sfruttare i venti portanti, tipici della costa californiana. I primi ULDB sono apparsi in Italia nei primi anni ‘80, ottenendo vari successi nelle regate d’altura nel Mediterraneo. Per quanto riguarda le performance, questo tipo di imbarcazione è molto veloce nelle andature di bolina larga, ma è con le andature al traverso e in poppa che esprime il suo massimo potenziale.

“Lo scafo di Aspra è realizzato in sandwich di kevlar sottovuoto. È armata a sloop frazionato, con albero, crocette, boma e tangone in fibra di carbonio. Il sartiame è in tondino e il paterazzo in kevlar. Questi materiali garantiscono rigidità e leggerezza nella costruzione, oltre ad una semplicità di manovra. Il piano di coperta è molto semplice con il ponte quasi piatto e un unico ampio pozzetto per le manovre e la timoneria,” racconta Alessandro. 

La chiglia di Aspra ha un pescaggio importante di 3,40 metri ed è costituita da un bulbo a siluro in piombo e una lama di deriva in weldox, un acciaio temperato. Il timone è in sandwich di kevlar.

“Per le vele posso contare su una randa leggermente allunata, un fiocco, una trinchetta e un gennaker. Aspra è una barca sicura, ma è leggermente sovradimensionata per la navigazione in solitario, non avendo winch elettrici per le manovre. Durante il mio giro del mondo dovrò porre molta attenzione ad anticipare sempre gli eventi.”

Alessandro non conta solo sull’affidabilità e le performance della sua imbarcazione ma anche su un legame costruito in più di vent’anni di navigazione insieme. “Ho scelto il nome Aspra che in greco significa “bianca, incontaminata” come le acque che vorrei che solcasse. Per me ha un grande valore sentimentale è la mia prima e unica barca e la considero una mia creatura, come tutti i progetti che ho professionalmente realizzato.”

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In preparazione alla GSC, Tosetti non ha effettuato un vero e proprio refit, apportando invece poche modifiche mirate alla sua imbarcazione: “Ho sottoposto Aspra a un’approfondita manutenzione, doverosa dopo più di vent’anni di utilizzo. Per conformarmi al regolamento della GSC, ho realizzato delle paratie stagne e ho sostituito il timone. Il nuovo timone è stato progettato da Alessandro Nazareth dello Studio Vallicelli e costruito da Carlo Galetti. Per quanto riguarda la navigazione notturna in solitario, ho implementato a bordo delle installazioni luminescenti, che non necessitano di alimentazione elettrica, che mi consentono una buona percezione dello spazio nell’oscurità, accrescendo il mio senso di sicurezza.”

Quanto alla gestione dell’energia a bordo, lo skipper italiano si è affidato a un mix di energie rinnovabili e a un piccolo generatore di emergenza.

Per Alessandro, la vela non rappresenta solo uno sport e una sfida, ma anche un mezzo attraverso cui sviluppare e diffondere i suoi ampi interessi culturali: “Utilizzo la visibilità che la mia barca offre per promuovere progetti che si focalizzano sulla sostenibilità sociale ed ambientale, e sulla formazione giovanile. Negli ultimi anni, mi sono dedicato a progetti che abbracciano tre tematiche principali: culturale e musicale per l’integrazione di diverse culture, ambientale ed ecologica e didattica per i giovani. 

©Alessandro Tosetti

 

Due anni fa, ho partecipato al progetto di integrazione e valorizzazione sociale ARTatSEA, che ha coinvolto il cantautore italiano Alberto Visconti e gli artisti immigrati del CoroMoro nella creazione di una canzone e di un video inedito, rappresentati in mare, come simbolo di connessione tra culture lontane, ‘Welcome Refugees’, con il quale abbiamo vinto un festival canoro (nota: ecco il videoclip: https://youtu.be/FBY-bE-k8J8). Da questo progetto è nato un documentario: ‘La voce di chi non ha voce’, selezionato al 22° Glocal Film Festival di Torino e Menzione Speciale al Potenza Film Festival, diretto dall’antropologo Andrea Fantino,.

L’anno scorso, alla partenza della mia qualifica per la GSC, ho eseguito una performance per sensibilizzare alla sostenibilità ambientale. Durante una navigazione acrobatica di 62 miglia ho scritto virtualmente sul mare, attraverso il tracker della rotta di Aspra, il nome del progetto ‘SailGreen’, di cui ero ambasciatore per la città di Imperia. Volevo comunicare in modo particolare questo messaggio affinché arrivasse anche a chi non pratica la vela.

©Alessandro Tosetti

 

Inoltre, da anni organizzo Sailing Camp estivi per ragazzi under 15. Propongo settimane di navigazione costiera e d’altura con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani riguardo ai temi dell’eco-sostenibilità, fornendo allo stesso tempo insegnamenti sulla vela e sulla vita in mare. Lontani dalle abitudini terrestri, i ragazzi sono invogliati a riflettere su diverse questioni, dalla navigazione con energie pulite, allo smaltimento dei rifiuti di bordo, fino al recupero della plastica dal mare. Vivere giornate di ‘digital detox’ e condividere momenti in mare aiuta a indirizzare le loro, e le nostre, scelte verso comportamenti più sostenibili. L’attività formativa con i ragazzi è per me una fonte di grande gioia per il loro entusiasmo, e rappresenta anche uno stimolo costante a operare secondo criteri di sicurezza e tenermi aggiornato sull’evoluzione della vela.”