©Vokan Kaan Yemlihaoglu
Volkan Kaan Yemlihaoğlu è uno spirito energico dal sorriso cordiale e tanto amore per il mare.
Ha iniziato ad andare a vela da bambino a Yalova, una città della Turchia nordoccidentale sul Mar di Marmara. Ha gareggiato sugli optmist e sui laser fino alle superiori e ha proseguito partecipando a regate per barche a chiglia fissa. Poi si trasferì a Vienna per il liceo, accantonando il suo attaccamento al mare.
Tornato in Turchia dopo il diploma, andò all’università e riprese la sua grande passione: le regate a vela. Gareggiò a bordo dello yacht di suo cugino e ottenne molti successi. Col tempo si stancò delle vittorie negli eventi locali e aspirò ad avventure internazionali. Corse insieme a Marc Thiercelin su un IMOCA e a Ian Walker su un Extreme 40.
Il sogno della sua vita è sempre stato di navigare in solitaria intorno al mondo, e questo lo ha portato a iscriversi alla Global Solo Challenge.
Quando si tratta di regate, questo marinaio di 60 anni è serio e determinato e punta alla vittoria, senza privarsi del divertimento dell’andare per mare.

Volkan, tu hai iniziato ad andare a vela molto giovane. Puoi raccontarci come è iniziato tutto?
Sono nato a Moda, un quartiere sul mare della Istanbul asiatica. Io e mio fratello gemello passavamo il tempo guardando navigare le barche dell’Istanbul Sailing Club, sognando un giorno di essere a bordo di una di queste. Nostro padre ci regalò un optimist e iniziammo a veleggiare alla spiaggia di Yalova, dove passavamo le vacanze. Era molto apprensivo e voleva averci sott’occhio tutto il tempo che trascorrevamo in mare. Ma alla fine, non voleva ostacolare i nostri sogni.
La navigazione è un aspetto della questione, ma tu ti sei interessato alle gare sin da giovanissimo. Puoi dirci qualcosa sulla tua carriera da regatante?
Ho iniziato ad andare a vela da bambino, ma le mie avventure agonistiche iniziarono quando avevo circa 15 anni, a bordo della barca di mio cugino. (Nota dell’autore: anche io ho imparato a veleggiare e regatare sulla stessa barca venti anni dopo. Il mondo è piccolo!) Ho partecipato a diverse gare prima di andare al liceo a Vienna. Quando sono tornato ho continuato a fare regate nei fine settimana.
Dopo l’università, ho lavorato come ingegnere elettronico e ho messo da parte abbastanza denaro per comprare la mia prima barca, un Beneteau First 29 di nome Barbie. L’equipaggio era composto da me, mio fratello gemello, mia sorella e due miei cugini. Con quella barca vincemmo numerose regate.
In seguito ho deciso di comprare una barca da regata e ho acquistato un One Tonner progetto Farr che ho portato in Turchia insieme a due amici che non sapevano niente di mare. Dissi loro “Se non muoriamo in questo viaggio, avrete una storia da raccontare”, e in effetti ci siamo ritrovati in una situazione eccitante al largo della Corsica con venti forza 8-9 e tanti contraccolpi. Riuscimmo a riparare in porto in Corsica, ma ero così stremato che dormii per 48 ore.
Ho continuato a gareggiare con il mio One Tonner. Negli anni 2000 ho partecipato alle regate di Open 60 a Istanbul con Mark Thiercelin e in seguito sono andato in Francia a provare la navigazione oceanica sempre sugli Open 60 e sono stato allenato da Marc LeFevbre. E’ stato lì che ho capito di voler dedicarmi alla vela d’altura in solitaria. Ho anche partecipato a una gara di Extreme 40 a Istanbul insieme a Ian Walker.
Infine, ho acquistato Black Betty, un Open 70 di Portsmouth, e ho partecipato a gare offshore e alla IMA Rolex Cup Race. Inoltre cerco di impegnarmi nel campo organizzativo della nautica. Io e mio fratello abbiamo fondato l’Istanbul Offshore Sailing Club e messo in piedi la Black Sea Cup sul percorso Odessa-Costanza-Istanbul. Negli ultimi tre anni abbiamo organizzato anche la Turkish Presidency Yacht Race.

La storia del tuo acquisto di Black Betty sembra piuttosto interessante, dicci qualcosa in più.
Stavo cercando una nuova barca per partecipare alle regate d’altura e oceaniche. Avevo visto un Open 70 a Istanbul e toccato un suo winch in pozzetto. Credo che quel tocco sia stato determinante nella mia decisione di comprare Black Betty. Seppi che quella meravigliosa macchina da corsa era in vendita e che un team russo aveva già versato una cauzione. Dissi al broker “Se non se la prendono loro allora la comprerò io”. Attesi una settimana che mi parse un anno, finchè un giorno squillò il telefono. Il broker mi chiese se ero ancora interessato. Presi il primo volo per il Regno Unito e versai un deposito. Volevo fare una prova in mare.
All’inizio non volevano farmi guidare, cosa molto seccante. A un certo punto dissi che volevo prendere il timone, in caso contrario la prova sarebbe finita lì e me ne sarei tornato in Turchia. Così mi hanno lasciato la ruota ma volevano terzarolare la randa, visto che il vento era aumentato a 20 nodi. Non glielo permisi, volevo vedere quello che la barca era in grado di fare, e quanto mi sono divertito!
Black Betty ha la chiglia basculante, che può essere messa sopravento per stabilizzare la barca. A un certo punto l’equipaggio spostò la chiglia sottovento per farmi innervosire, invece mi sentii molto meglio. Vidi la velocità che avevamo rispetto agli altri 70 piedi intorno, e seppi che dovevo comprare quella barca. La portai in Turchia insieme a mio fratello e a un amico, visitando A Coruña, Ibiza e Maiorca, la Corsica e Patrasso.

Tu hai intenzione di partecipare alla Global Solo Challenge con Black Betty, come la descriveresti?
Black Betty è lunga 21.5 metri e larga 4.7 metri. Il suo albero è alto 31.5 metri, più o meno quanto un edificio di 11 piani. I suoi 800 metri quadrati di invelatura possono produrre fino a 400 cavalli di potenza. Lo spinnaker è grande quanto quattro campi da tennis. E’ incredibilmente potente e se si parla di prestazioni sarà la barca più veloce della GSC. Tra il 26 e il 27 novembre del 2005, durante la prima tappa della Volvo Ocean Race, ha superato il record di percorrenza di 24 ore su monoscafo con una velocità media di 22.75 nodi. Quest’anno ho intenzione di stabilire un primato lungo 1500 NM di costa turca tra Hopa e Alessandretta. Con questa barca voglio battere numerosi record.
Come finanzi la tua barca e i tuoi progetti?
Sono in pensione e non ho risorse economiche sufficienti a supportare la barca e i miei progetti. Per finanziarli prevedo di noleggiare la barca per le regate e di battere dei record, a partire da gennaio. Al momento sto cercando sponsor e ho qualche idea in campo pubblicitario. Per questo tipo di eventi, con una barca di queste dimensioni, gli sponsor sono essenziali, così come lo sono per le barche della Vendée Globe che hanno un budget milionario. Sfortunatamente non ho ancora nessun finanziatore. Devo fare qualche modifica per rendere la barca adatta alla navigazione in solitaria. Virate e strambate richiedono una serie di azioni da compiere nello stesso momento. Una volta completato il refitting potrò essere il primo uomo a navigare in solitaria su un Open 70. Di sicuro ho bisogno di sponsor per poter usare Black Betty in questa regata, altrimenti sarò costretto a scegliere un’altra barca.
Non è facile navigare, e soprattutto farlo da solo, e tu aspiri a farlo su un 70 piedi. Cosa ti spinge ad affrontare questa sfida?
Sin da bambino sono stato stimolato dalle avventure del Capitano Cousteau. L’idea dell’avventura ha sempre fatto parte della mia vita, e l’ho realizzata con la vela. Alla fine degli anni ’70 la televisione turca trasmetteva una serie sul basket che ebbe tanto successo da rendere quello sport famoso in tutto il Paese. Voglio partecipare alla GSC, trasmettere collegamenti video quotidiani e alla fine fare un documentario. Spero che questo possa ispirare molti giovani a trovare e realizzare la propria avventura. Voglio essere un modello, un esempio. D’altro canto, sarò il primo turco a partecipare a una regata in solitaria intorno al mondo. La soddisfazione di “essere il primo”, “il pioniere”, è un ulteriore stimolo. Sarò anche il primo navigatore solitario turco a doppiare Capo Horn.

Come sono i rapporti tra i concorrenti?
Non c’è assolutamente rivalità tra noi. Abbiamo un gruppo WhatsApp dove chiacchieriamo e ci aiutiamo a vicenda su questioni tecniche, risoluzione di problemi, esigenze di pianificazione. Non è solo una gara ma anche una navigazione in amicizia, un viaggio avventuroso con gli amici. A Istanbul ho incontrato Pavlin Nadvorni e ci siamo trovati molto bene.
Quali sono i tuoi programmi per questi mesi che mancano all’inizio della gara?
Devo mettere insieme il denaro noleggiando la barca. Poi devo apportare una serie di modifiche per poter navigare da solo. Prevedo di iniziare l’allenamento a marzo. Cerco di mantenermi sano ed energico, ma la cosa fondamentale è il risvolto psicologico dell’essere soli.
Quali cibi e bevande porterai a bordo?
Mi serviranno circa 3000 calorie al giorno. Avrò provviste di pasti precotti che possono essere riscaldati aprendo la confezione sul lato superiore. Mi piacciono molto le noci tostate e me ne porterò un sacco. 2 litri di acqua al giorno, e una bottiglia di raki da stappare quando passerò l’equatore. Naturalmente ne verserò un po’ in mare, per farlo assaggiare a Posedione.
Volkan è convinto che la sua circumnavigazione durerà molto meno di 120 giorni. Mentre io e Volkan chiacchieriamo guardo Katerina, la sua compagna. e vedo i suoi occhi che luccicano. E’ molto orgogliosa e felice per il suo partner in procinto di realizzare i propri sogni. Si occupa dei social media e cerca di promuovere l’impresa di Volkan. Resterò in contatto con Volkan e vi terrò aggiornati sui suoi progressi.
©Vokan Kaan Yemlihaoglu